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Ferrara Buskers Festival, cambiare e decidere

Francesco Dondi
Ferrara Buskers Festival, cambiare e decidere

Passato, presente e futuro della storica rassegna cittadina

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Ferrara Dici buskers e immagini un artista di strada che cerca di incantare i passanti; una Ferrara stracolma di gente; una grande area spettacoli in un ambiente unico. Ebbene di tutto questo è rimasta solo la bella performance di qualche artista venuto da chissà dove, incantato dalla magia del festival che fu. Oggi, invece, lo si trova rinchiuso in recinti coperti da teli neri con pochi spettatori e praterie di centro storico vuote. Non ce ne vogliano gli organizzatori, solo chi si misura con un evento così complesso sa quanta energia occorra, quante riunioni per la sicurezza, quanto personale per garantire l’accoglienza, quanta competenza e budget per individuare gli artisti giusti. E quindi il nostro grazie rimane. Ma serve anche prendere coscienza della realtà e di come il rischio sia quello di considerare il festival un affare di famiglia, che quindi non merita più sostegno. Teniamoci lontani da questa deriva populista, lo diciamo forte. Ma per il bene del festival, della città e degli organizzatori proviamo a guardare al quarantennale del 2027.

Lanciamo una provocazione: si torni ai buskers originali, sparisca il biglietto, si riducano i costi e magari anche l’offerta artistica, si usino soldi pubblici se davvero si reputa il Buskers un patrimonio della città e infine si facciano i conti. Piazza piena, attività soddisfatte, ferraresi sorridenti sono indice di gradimento; piazza di nuovo vuota, lamentele social e sguardi tristi significherebbero invece che si è chiuso un ciclo magnifico e bisognerà prenderne atto. Ma se nulla cambierà il compleanno 2027 forse non ci sarà e se ci dovesse essere resterebbe una festa per pochi intimi. Non è questo lo spirito dell’arte di strada. 

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