La donna trovata morta era a Ferrara da pochi mesi
Si continua a indagare sul decesso, molti anni fa fu protagonista di un caso di violenza domestica in Veneto
Ferrara Aveva 45 anni e si chiamava Maria Gorete Ratti la donna ritrovata priva di vita venerdì mattina in un’area adiacente al parcheggio a pagamento della stazione ferroviaria, in via San Giacomo.
La donna, identificata compiutamente nel corso delle indagini, era originaria del Brasile e cittadina italiana. In un primo momento l’età era stata stimata attorno ai trent’anni, anche a causa della corporatura minuta e di altre caratteristiche fisiche che avevano reso più complessa una prima valutazione.
Non era a Ferrara da molto tempo. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbe arrivata in città circa tre mesi fa e, da allora, sarebbe stata sottoposta a ripetuti controlli da parte delle forze dell’ordine sempre nella zona stazione. Negli anni ’10 del Duemila era finita a processo in Veneto per aver trafitto con un cacciavite il petto dell’allora compagno. Venne assolta quando emerse che lo aveva fatto per salvarsi, dopo un tentativo di strangolamento da parte dell’uomo.
Senza una fissa dimora, gravitava nell’area della stazione ferroviaria e frequentava un gruppo di persone composto sia da italiani sia da stranieri. Un contesto caratterizzato, secondo quanto emerge, da situazioni di marcata marginalità sociale e dalla presenza di fenomeni legati al consumo di alcol, all’uso di sostanze stupefacenti e alla prostituzione. Sull’ambiente relazionale ferrarese si concentra una parte rilevante delle indagini condotte dalla Squadra mobile, finalizzate a ricostruire le ultime ore di vita della donna e a identificare con precisione le persone con cui è entrata in contatto prima della morte.
Per questo motivo gli investigatori hanno acquisito fin da subito le registrazioni delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, comprese quelle della stazione ferroviaria e del parcheggio.
Nel luogo in cui è stato rinvenuto il corpo, un’area adiacente ai binari ferroviari caratterizzata dalla presenza di una fitta vegetazione spontanea, non sarebbero emersi elementi riconducibili a una morte violenta. Anche l’ispezione cadaverica eseguita dal medico legale Silvia Boni non avrebbe evidenziato segni esterni compatibili con aggressioni o altre cause traumatiche evidenti.
Al momento l’ipotesi ritenuta più probabile dagli inquirenti resta quella di un decesso collegato all’abuso di sostanze stupefacenti.
Non risulta comunque che accanto al cadavere ci fossero residui di sostanze o materiale riconducibile all’assunzione di droghe.
Una maggiore certezza sulle cause della morte potrà arrivare soltanto dagli accertamenti autoptici e tossicologici disposti dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo che coordina le indagini e che venerdì mattina aveva anche effettuato un sopralluogo.
Gli esami dovrebbero essere avviati nei prossimi giorni e saranno determinanti per chiarire con precisione le cause della morte e ricostruire gli ultimi momenti di vita della quarantacinquenne.
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