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I dati

Ferrara, perso il 20% dei bar in 10 anni: ma il centro conserva il suo appeal

Andrea Mainardi
Ferrara, perso il 20% dei bar in 10 anni: ma il centro conserva il suo appeal

Dal 2015 le attività sopravvissute alla crisi si sono rifugiate dentro le mura

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Ferrara Sono anni complessi per le attività di ristorazione ed in generale di somministrazione alimentare. Tassazione, caro affitti ed aumenti della materia prima fanno tornare sempre meno i conti agli imprenditori, i quali devono anche vedersela con la sempre minore capacità di spesa degli italiani. Questo anche in un settore culturalmente identitario, fatto tanto di tavolate quanto di piccoli riti quotidiani ai banconi dei bar. La percezione generale che questo tipo di attività spunti un po’ ovunque, stride invece con i numeri forniti da Fipe Confcommercio su aperture e chiusure dal 2015 al 2025, che in gran parte mostrano un calo avvenuto negli ultimi dieci anni anche e soprattutto a Ferrara. In parte questa visione, legata alla ristorazione, trova riscontro se si parla del centro storico ma resta una “mosca bianca”. E se un settore con questi numeri, dall’esterno può sembrare sano e dinamico, forse sarebbe il caso di interrogarsi soprattutto sull’andamento del resto del commercio.

I numeri

Nel 2015 i bar ferraresi erano 331 mentre nel 2025 sono circa 263, con una flessione del 20,4%, pari a circa 68 attività. La crisi non fa sconti da nessuna parte: nel centro storico si passa da 162 a 129 bar (−20,2%), fuori dal centro da 169 a 134 (−20,7%). Non è una tendenza esclusivamente locale: tutte le città emiliano-romagnole presenti nel confronto perdono bar. La diminuzione di Ferrara è più accentuata di quelle di Bologna (−19,7%) e Modena (−16,3%), ma meno di quelle di Cesena (−23,6%) e Ravenna (−28,1%). Per la ristorazione con servizio il bilancio cittadino è quasi invariato: da 222 attività nel 2015 a 224 nel 2025, un aumento dell’1%. Il totale, però, nasconde due andamenti opposti. In centro storico le attività salgono da 104 a 116 (+11,6%) mentre nel resto della città scendono da 118 a circa 108 (−8,4%).  In Emilia-Romagna, Ferrara registra la seconda crescita più contenuta per questa categoria, davanti soltanto a Reggio Emilia, dove il dato è in lieve calo. Arretra in senso generale anche il take away, che passa da 101 attività a 88 (−13,3%). Anche qui la differenza fra centro e resto della città è marcata: nel primo caso il numero rimane vicino ai livelli del 2015, mentre fuori dal centro scende da 68 a circa 54 (−21,1%). Ferrara è l’unica tra i capoluoghi della regione a registrare per il take away una diminuzione complessiva superiore al 10%. Gelaterie e pasticcerie passano infine da 19 a 16 (−13,3%). In questo caso, trattandosi di poche attività, anche variazioni numeriche limitate producono oscillazioni percentuali rilevanti: +74% in centro storico e -55% fuori dalle mura.

I prezzi

I dati Istat elaborati da Fipe permettono anche di fare il punto sul fronte dei prezzi. Ferrara è salda al secondo posto in Italia per la tazzina di caffè più costosa con una media di 1,44 euro seconda solo a Bolzano. Il cappuccino è “solo” il nono più costoso nel Paese con una media di 1,85 euro per il cappuccino. Molto più nella media invece i prezzi medi di un panino al bar con 3,72 euro oppure un pasto in pizzeria che arriva a costare 11,77 euro a persona. 

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