La Nuova Ferrara

L’inchiesta

Balcone crollato nella villa di Ro: rimane un solo indagato

Daniele Oppo
Balcone crollato nella villa di Ro: rimane un solo indagato

L’incidente costò la vita all’insegnante Davide Benetti. La Procura chiede di archiviare comproprietarie e preside

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Ro Da quattro indagati a uno solo. L’inchiesta sul crollo del balcone della storica villa di Ro, in cui perse la vita l’insegnante Davide Benetti, si restringe dopo le richieste di archiviazione presentate dalla Procura di Ferrara per il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Copparo e per due delle comproprietarie dell’immobile. E proprio dagli atti emerge una circostanza finora rimasta riservata: anche il dirigente scolastico era stato iscritto nel registro degli indagati. La Procura ritiene però che non vi siano elementi sufficienti per sostenere nei suoi confronti una ragionevole previsione di condanna e ne ha chiesto l’archiviazione. Resta invece aperta la posizione del terzo comproprietario della villa, destinatario dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per la morte del docente.

L’incidente avvenne il 9 dicembre 2024, durante una visita scolastica organizzata dall’Istituto comprensivo nella storica Villa Rivani Farolfi o Villa Beicamina. Nel crollo del balcone rimase gravemente ferito Benetti, morto pochi giorni dopo in ospedale a causa delle lesioni riportate. Ferito anche Giovanni Dalle Molle, volontario della Pro Loco di Guarda Ferrarese coinvolto nell’organizzazione della visita. Gli accertamenti avevano ipotizzato una carenza nel documento di valutazione dei rischi dell’istituto scolastico. Secondo quanto evidenziato dagli ispettori dello Uopsal dell’Ausl, non erano previste specifiche procedure per verificare la sicurezza degli edifici esterni alla scuola utilizzati per visite guidate o uscite didattiche. Procedure che, in ogni caso, non sarebbero previste da nessuna norma. Anche su tale base, la pm Sveva Insalata, che ha coordinato le indagini, ritiene che tale omissione, nel caso fosse anche solo astrattamente contestabile, non abbia avuto un’efficacia causale concreta rispetto alla tragedia. Nel provvedimento si evidenzia che il sopralluogo effettuato prima della visita non aveva fatto emergere rischi percepibili e che neppure gli enti preposti alla tutela dell’immobile avevano mai segnalato criticità sul piano della sicurezza. Secondo il pubblico ministero, anche l’acquisizione della documentazione relativa all’edificio non avrebbe consentito di individuare i problemi strutturali che hanno poi determinato il cedimento del balcone.

La richiesta di archiviazione riguarda anche due sorelle comproprietarie dell’immobile. Dalle indagini, scrive la Procura, non sarebbero emersi elementi idonei a dimostrare che fossero a conoscenza dello svolgimento di visite scolastiche o di altre attività aperte a terzi nella villa. Inoltre, non avrebbero avuto un ruolo nella gestione dell’immobile né concreti poteri di intervento rispetto all’evento poi verificatosi. Per il pubblico ministero non è quindi possibile formulare nei loro confronti un addebito colposo sostenibile in giudizio. Diversa la valutazione compiuta nei confronti del terzo comproprietario. La Procura gli contesta di avere omesso la necessaria attività di conservazione del bene sottoposto a tutela e di non avere fatto svolgere verifiche tecniche per accertare le condizioni di sicurezza del balcone. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe consentito l’accesso alla struttura durante la visita scolastica nonostante l’assenza di tali accertamenti, causando così il crollo e la morte dell’insegnante. Sul balcone, lo ricordiamo, andarono anche molti studenti.

Negli stessi atti la Procura chiede inoltre l’archiviazione dell’ipotesi di lesioni colpose relativa al ferimento di Dalle Molle, ritenendo tardiva la querela presentata dall’uomo (arrivata solo lo scorso giugno). «Stiamo esaminando il fascicolo, che ci è stato notificato da poco, e con molta probabilità presenteremo opposizione alla richiesta di archiviazione per la posizione del dirigente scolastico», spiega l’avvocato Simone Bianchi, che assiste la madre di Benetti. «Riteniamo che possano esserci profili di responsabilità e stiamo approfondendo gli atti».  

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