La Nuova Ferrara

Il caso

Crisi e guerra: «Alcune aziende modenesi stanno già guardando alle armi»

di Giovanni Medici

	Il segretario generale della Cgil Modena Alessandro De Nicola
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Il segretario generale della Cgil Modena Alessandro De Nicola

L’allarme del segretario generale Cgil De Nicola: «Non si tratta di riconversioni ma di diversificazioni delle attività che riguardano anche il settore bellico. Va mantenuta alta l’attenzione sul tema»

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MODENA. La manifattura modenese sta rallentando, e soprattutto nell’ultimo anno, in base ai dati Istat. Esternalizzazioni, Cassa integrazione, licenziamenti, aumento dell’utilizzo di dipendenti interinali le cause. A fronte poi di scenari di guerra come quelli in cui viviamo riconvertire le produzioni a servizio dell’industria bellica può essere una soluzione per alcune imprese alla ricerca di un rilancio? Lo abbiamo chiesto al segretario generale della Cgil Alessandro De Nicola. 50 anni, leccese d’origine ma da trent’anni a Modena, da dodici mesi alla guida della Camera del Lavoro provinciale, 108 mila iscritti, il 55% dei quali attivi, cinquanta sedi. «Innanzitutto ribadiamo con forza che siamo contrari alla guerra e all’aumento delle spese militari, investimenti che dovrebbero garantirci la nostra sicurezza energetica e la risposta ai conflitti in corso. Diciamo invece sì ad una politica di pace e alla diplomazia. Sappiamo di alcune aziende metalmeccaniche modenesi che nell’ambito della diversificazione delle loro attività hanno deciso di guardare anche al settore militare. Ma non si tratta di riconversioni belliche. Solo un 20% delle imprese modenesi, per dimensioni, tecnologie, certificazioni, potrebbero ambire a mio parere a diventare fornitori dell’industria delle armi. Ad esempio chi già si occupa di componentistica per la Formula Uno o lavora per il settore aerospaziale. Va comunque mantenuta alta l’attenzione sul tema, e infatti come Cgil stiamo preparando un’iniziativa ad hoc che vogliamo organizzare entro fine novembre».

Abbiamo parlato di energia, le istituzioni locali e nazionali come si stanno comportando a vostro parere su questo importante argomento?

«Al di là dei provvedimenti spot è necessaria una politica industriale degna di questo nome. Cosa intende fare il Governo? E la Regione? Per essere al centro dell’innovazione dobbiamo essere competitivi e ci vogliono investimenti. Anche il mondo delle imprese deve fare un cambio di passo in questo senso. E agli amministratori locali modenesi dico che dovrebbero dare più slancio alla lotta politica, con un nuovo protagonismo contro le scelte del Governo Meloni. Le famiglie e i lavoratori hanno visto un raddoppio delle bollette di gas e luce, questo è il fatto…»

Aumenti dei biglietti dei bus e aumento delle tariffe Tari sono temi su cui vi siete confrontati con il Comune di Modena…

«Abbiamo garantito ad esempio che per tre anni gli abbonati al servizio di trasporto pubblico non vedranno aumentare i prezzi ma nessuno sembra saperlo: sul welfare abbiamo lavorato sulla Cra Vignolese, ma notiamo che se sugli obiettivi politici siamo d’accordo facciamo fatica a tradurli in atti concreti e a comunicare le scelte fatte in modo adeguato. Adesso inizieremo a confrontarci sul Bilancio preventivo».

Un altro tema sicuramente molto sentito in provincia è quello della casa. Quale la vostra posizione?

«Rifinanziare il bando comunale affitti va bene ma dovremmo capirci ad esempio quando si parla della necessità di costruzione di nuove case. Destinate a chi, a quali bisogni? Noi diciamo a chi è più in difficoltà a pagare certi affitti o non può permettersi di acquistare, ma il rischio è che i nuovi interventi residenziali finiscano per diventare strumenti di speculazione immobiliare o B&B per i turisti. Anche qui c’è bisogno di un confronto, e noi siamo disponibili».

Come sono i rapporti con Cisl e Uil?

«Ci confrontiamo in sede nazionale e locale sulla contrattazione anche territoriale e lavoriamo di comune accordo in modo unitario. I rapporti sono ottimi, anche quelli personali con i segretari modenesi».

L’Intelligenza Artificiale (AI) sarà uno degli elementi fondamentali della competitività per garantire un futuro alle imprese italiane nell’ambito delle sfide globali, credo che lei sia d’accordo...

«Certo, ma ho detto anche recentemente alla presidente di Confindustria Emilia Sonia Bonfiglioli che le persone che sono dentro alle imprese si chiamano lavoratori e lavoratrici. L’AI rischia, con le proprie potenzialità, di travolgere organizzazioni, sapere, competenze ed abilità dei lavoratori e delle lavoratrici. Questi ultimi sono oggetto o soggetto di questa rivoluzione? L’alternativa risiede nella contrattazione collettiva. Il confronto negoziale tra organizzazioni sindacali e imprese deve diventare il luogo in cui governare l’innovazione».

Cgil sottolinea spesso l’importanza rivestita dalla formazione all’interno delle aziende nel campo della sicurezza, della salute, delle nuove tecnologie...

«Nel protocollo sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e oggetto di confronto con le associazioni datoriali in sede nazionale si propone di investire ulteriormente sulla formazione proprio in rapporto ai processi di transizione tecnologica e digitale, passando dalle attuali 30 ore all’anno a 40.

Si tratta di un obiettivo ambizioso e sfidante, ma ancora oggi i dati sulla formazione che rileviamo dalle aziende sono modesti. Spesso queste conteggiano la formazione strumentale, l’addestramento a nuovi processi e tecnologie come formazione ma ciò non può essere».

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