Ferrara, adolescenti e dipendenza da social: «Il fenomeno è spesso sommerso»
Pavanati (SerDp): «Il nostro obiettivo non è l’astinenza totale ma l’uso responsabile. Lo scorrimento infinito alimenta l’attivazione e il rilascio continuo di dopamina»
Ferrara Secondo gli ultimi dati Istat, l’85% dei minori tra gli 11 e i 17 anni utilizza lo smartphone ogni giorno. Di questi, oltre il 25% tiene quotidianamente gli occhi sullo schermo acceso per almeno otto ore. Tutto ciò, accompagnato ad un uso sempre più precoce dei dispositivi elettronici e alla logica dello scorrimento infinito su app come TikTok o Instagram, rischia di compromettere seriamente il benessere psicofisico dei giovani - ma anche di tanti adulti - e di creare forme di dipendenza. Il campanello d’allarme è scattato da tempo anche al SerDP (Servizio per le dipendenze patologiche): non ci sono più soltanto dipendenze da sostanze, ma anche dipendenze comportamentali, che possono essere legate a doppio filo con l’abuso del cellulare. Ne parliamo con il dottor Michele Pavanati, direttore del SerDP dell’Ausl di Ferrara.
Dottor Pavanati, qual è la situazione del nostro territorio? State registrando un numero importante di accessi al SerDP di adolescenti per dipendenza da smartphone, o è un fenomeno ancora sommerso?
«Attualmente, per la cosiddetta “dipendenza da smartphone” o da social media, non disponiamo di criteri diagnostici specifici e condivisi che consentano di parlare, in senso stretto, di una diagnosi di dipendenza. Tra le dipendenze comportamentali, cioè non legate all’uso di sostanze, sono attualmente riconosciuti il disturbo da gioco d’azzardo e l’internet gaming disorder. Un eventuale aumento delle richieste di aiuto per problematiche legate all’uso di cellulare, social, videogiochi e internet non coincide dunque necessariamente con un aumento delle diagnosi di “dipendenza da smartphone” o da social. Una parte significativa del fenomeno può inoltre rimanere sommersa, perché non riconosciuta come problema clinico e perché le famiglie si rivolgono in prima battuta ad altri servizi. Il nostro obiettivo è, quando possibile, intercettare precocemente la difficoltà e favorire l’accesso al servizio più appropriato, evitando che il giovane arrivi solo quando la situazione è già consolidata».
Fatta questa premessa, è possibile avere qualche dato d’attività?
«Nel corso del 2025 l’equipe Dga ha seguito direttamente una trentina di situazioni. Ribadisco, il dato non rende la reale dimensione del fenomeno e dell’impegno che richiede. Le professioniste dell’equipe Disagio gioco d’azzardo, prevalentemente psicologhe e psicoterapeute, oltre a seguire i casi offrono consulenza al centro adolescenti e allo spazio giovani, contribuendo a inquadrare la difficoltà del ragazzo o della ragazza in relazione all’uso dei dispositivi digitali. Ciò consente di condividere competenze e letture differenti, evitando che la problematica relativa all’uso dei dispositivi venga considerata isolatamente e permettendo di inserirla all’interno del più ampio quadro di vita del giovane. Infine, attraverso il catalogo “Scuole che promuovono salute”, si attivano proficue collaborazioni con gli istituti e gli insegnanti del territorio».
Quali progetti state portando avanti nelle scuole per intercettare il disagio prima che diventi patologico? Esiste un percorso di “disintossicazione” e riabilitazione digitale guidato dal SerDP?
«Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 individua tra gli obiettivi strategici “la promozione di interventi integrati per la prevenzione delle dipendenze comportamentali”, favorendo la collaborazione tra dipartimenti di prevenzione, dipartimenti per le dipendenze patologiche, servizi sanitari territoriali, scuole, enti locali, terzo settore e associazioni di volontariato. Attraverso il catalogo aziendale “Scuole che promuovono salute” nelle scuole del territorio l’equipe Dga propone incontri informativi rivolti a genitori, insegnanti e altri adulti di riferimento, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza rispetto ai comportamenti a rischio e favorire modalità di utilizzo più consapevoli dei dispositivi. Tra gli altri strumenti ci sono: interventi ludico/interattivi (alle medie), interventi sugli adulti di riferimento (dall’infanzia alle scuole superiori); conferenze, talk, laboratori, spettacoli teatrali (scuole superiori). Inoltre, lavorando direttamente coi ragazzi cerchiamo di dare competenze su comportamento responsabile online; uso consapevole di smartphone, social e videogiochi; gestione del tempo trascorso online; rischi e opportunità della rete; privacy e tutela dei dati personali; cyberbullismo e comportamenti aggressivi online; strategie per chiedere aiuto in caso di difficoltà...».
Il meccanismo della dopamina: dal punto di vista cerebrale, cosa cambia tra dipendenza da smartphone e da stupefacenti?
«Nella circolare del Ministero della Salute sulle dipendenze comportamentali del 30 luglio 2026 si sottolinea che sia le dipendenze da sostanze sia quelle comportamentali condividono aspetti eziologici, psicopatologici e meccanismi di neurotrasmissione correlati. Perciò il Servizio sanitario nazionale assicura la presa in carico multidisciplinare per entrambe le tipologie. Sicuramente l’infinite scrolling (lo scorrimento infinito dei contenuti senza interruzioni) rappresenta uno dei fattori principali che alimentano l’attivazione e il rilascio continuo di dopamina nelle piattaforme digitali. In particolare, dal punto di vista cerebrale si possono verificare ciclo continuo di percezione, azione e anticipazione, sorpresa e rinforzo intermittente ad ogni “swipe” per l’imprevedibilità del contenuto, overstimolazione ed intolleranza alla noia. Si sviluppa un’incapacità a gestire frustrazione e noia, spingendo l’utente a continuare a scorrere in modo automatico e compulsivo».
Come si cura una dipendenza da uno strumento che i ragazzi devono comunque usare per studiare e comunicare?
«L’obiettivo dell’intervento non è l’astinenza totale, bensì la promozione della salute, la riduzione dei rischi da comportamenti disfunzionali e l’orientamento a sani stili di vita e a un uso creativo e sano dei devices. L’intervento mira a ridefinire le abitudini individuali e familiari e a offrire occasioni alternative di socializzazione, condivisione e aggregazione».
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