La Nuova Ferrara

L’appello

Ferrara, Officina Meca ancora senza casa: «Dopo lo sgombero del Grattacielo nessuna risposta»

Stefania Andreotti
Ferrara, Officina Meca ancora senza casa: «Dopo lo sgombero del Grattacielo nessuna risposta»

L’associazione aveva sede al piano terra, ma nel blocco non interessato all’ordinanza

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Ferrara La prima giornata dell’incontro nazionale dei circoli Arci Strati della Cultura in corso a Ferrara fino a sabato 24 ottobre, ha subito messo a fuoco il tema di questa XIX edizione “Abitare l’impossibile”. Tra gli interventi iniziali ci sono stati infatti quelli di Sylvia De Fanti dell’Angelo Mai di Roma e Nicola Scaglianti di Officina Meca, che hanno raccontato la chiusura dei loro spazi.

In particolare per Meca, che per anni ha gestito l’attività serale della sala polivalente alla base del Grattacielo, è stata la prima occasione pubblica per ripercorrere quelli che sono stati definiti “nove mesi di attesa senza nessuna prospettiva concreta per la riapertura”.

«Nelle ore successive al principio di incendio – ha ricostruito Nicola Scaglianti in rappresentanza di Officina – ci siamo subito messi a disposizione per liberare parte degli spazi, utilizzati per prestare una prima assistenza alle persone sgomberate».

Poi il riferimento a quel che è accaduto dopo. «L’ordinanza di inagibilità delle tre torri disposta dal sindaco Fabbri non riguardava il cosiddetto blocco aggiunto, dove ci trovavamo noi, nonostante questo, anche il circolo è stato chiamato a lasciare i propri spazi».

Così il 7 febbraio, dopo quasi otto anni di attività, i volontari hanno dovuto smantellare gli allestimenti, svuotare il locale e riconsegnare le chiavi, nella speranza che la situazione potesse trovare rapidamente una soluzione. Ma non è andata così. «Dopo un primo contatto con il sindaco, in cui rassicurava l’associazione sul fatto che l’amministrazione si stesse adoperando per individuare soluzioni rapide per la riapertura dei locali commerciali alla base del Grattacielo, non è seguita nessun’altra indicazione concreta. Inizialmente abbiamo scelto di mantenere una posizione defilata, per rispetto delle persone coinvolte nella ben più grave emergenza abitativa e costrette a lasciare le proprie case. Successivamente, però, come associazione abbiamo iniziato a chiedere un confronto diretto con l’amministrazione comunale, trovandoci di fronte a una serie di appuntamenti concordati e poi annullati, senza che venissero fornite risposte sul futuro dello spazio».

«Parallelamente, il nostro festival estivo Carino! – continuano dall’associazione – non è stato coinvolto nelle attività di Giardino per tutti, nonostante Officina Meca sia stata la prima realtà a immaginare e realizzare esperienze culturali e aggregative di questo tipo nel quartiere, nonché tra le prime a prendere parte allo stesso progetto Giardino per tutti».

Infine, il momento tanto atteso è arrivato. «Soltanto il 24 settembre siamo finalmente riusciti a ottenere l’incontro richiesto da mesi. Anche in quell’occasione, però, non sono emerse prospettive chiare né indicazioni concrete sui tempi e sulle possibilità di riapertura. Oggi ci troviamo quindi nell’impossibilità di dare risposte ai nostri circa 800 soci, tra cui una ventina di volontari che hanno garantito per anni l’attività settimanale del circolo e che, anche durante questi mesi di chiusura, non hanno mai smesso di sostenerci. Eppure, il blocco esterno dell’edificio in cui si trova Meca non risulta interessato dall’ordinanza di inagibilità. Altre attività nelle immediate vicinanze hanno potuto continuare a operare, mentre per il nostro circolo non è stata ancora individuata una soluzione. Per otto anni come volontari abbiamo lavorato per costruire un luogo di cultura e aggregazione: centinaia di concerti, proiezioni, spettacoli, dibattiti e iniziative, molte delle quali gratuite o accessibili a prezzi popolari. Un’attività costruita dal basso, grazie a decine di persone e a centinaia di soci».

E poi l’appello. «Chiediamo all’amministrazione comunale di assumersi la responsabilità di una scelta chiara sul futuro di Meca, di chiarire quali siano gli eventuali impedimenti alla riapertura e di avviare finalmente un confronto concreto, con tempi e prospettive definiti».

Il programma

E nell’attesa, domani 23 ottobre Strati della Cultura prosegue. Alle 9, nella Sala Ex Refettorio di San Paolo, si ripercorrerà la storia di Nuova Scena di Dario Fo e Franca Rame, in un incontro con Mattea Fo, Jacopo Fo, Federico Morgagni ed Eva Marinai. Alle 11, nella stessa sala, si discuterà dei rischi, dell’etica e delle prospettive dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, con il lancio del progetto “SfideAI, Programmare l’impossibile”.

Dalle 12 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18, spazio ai tavoli di lavoro L’Arci del futuro, dedicati agli strumenti digitali per i circoli, al protagonismo giovanile, alle pratiche performative e teatrali e al progetto Reframe, tra cinema, comunità e partecipazione nei territori.

Alle 18, nella Sala della Musica, si terrà la performance di chiusura di Enrico Malatesta, “Mura: Pratiche di ascolto e produzione sonora attraverso le mura di Ferrara”, nell’ambito del progetto Il suono come ecosistema.

Alle  19, a Il Turco, Jukka Reverberi e Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò, con la moderazione di Hamilton Santià di Rolling Stone, guideranno il pubblico in un percorso attraverso 25 anni di musica indipendente, da Rise and Fall a Quasi Casa. La giornata si conclude alle 21, al Circolo Arci Bolognesi, con il live di Amore Audio e il dj set di Kat (So Beast), a cura di Suner. 

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