Trovati con 132 chili di droga: per i due pusher niente carcere, “solo” domiciliari
Il sindacato (Sim): «Servono misure cautelari più adeguate ai reati»
MODENA. Centotrenta chili di hashish, due di cocaina per un valore complessivo stimato superiore a un milione e mezzo di euro. È questo il quantitativo di droga sequestrato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Modena la sera del 19 ottobre, durante un’operazione antidroga in un capannone industriale nella zona ovest della città.
L’operazione
Durante l’operazione due uomini sono stati arrestati in flagranza, con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti aggravata dall’ingente quantità. È stato infatti grazie alla perquisizione del capannone che sono stati scoperti i 130 chili di hashish, suddivisi in 16 confezioni di cellophane termosaldato, e circa due chili di una sostanza risultata positiva al test per la cocaina, nascosta tra alcune scatole. Secondo la stima degli investigatori, basata sui prezzi medi al dettaglio, la droga avrebbe fruttato oltre 1,5 milioni di euro: circa 1 milione e 373mila euro per l’hashish e 153mila euro per la cocaina. I carabinieri hanno sequestrato anche quattro telefoni cellulari e circa 10.500 euro in contanti. Per entrambi gli uomini fermati è scattato l’arresto, mentre a uno è stata contestata anche la resistenza a pubblico ufficiale. Dopo la convalida, avvenuta nella giornata di giovedì davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena, è stata disposta per entrambi la misura cautelare degli arresti domiciliari nelle rispettive abitazioni.
Il sindacato e la polemica
Ma l’importante e riuscita operazione portata a termine dai militari dell’Arma ha sollevato il tema dell’adeguatezza delle misure cautelari per chi commette questo genere di reati. Il Sim (Sindacato italiano militari carabinieri), dopo essersi complimentato con i colleghi per la rinnovata professionalità, sacrificio e dedizione nella lotta alla criminalità, pone una domanda: «Se neppure 132 chili di stupefacenti e un traffico dal valore milionario comportano necessariamente la custodia cautelare in carcere, quali strumenti ha realmente lo Stato per contrastare efficacemente il narcotraffico? - affermano dal sindacato- Sappiamo bene che la custodia cautelare non è una pena anticipata e che gli arresti domiciliari rappresentano una misura restrittiva della libertà. Ma proprio per questo riteniamo necessaria una riflessione sull’adeguatezza degli strumenti normativi oggi disponibili. Non chiediamo ai magistrati di andare oltre la legge – sottolineano- ma chiediamo al legislatore di garantire strumenti all’altezza della criminalità che le forze dell’ordine combattono quotidianamente. I carabinieri rischiano, investigano, sacrificano tempo e risorse per assicurare alla giustizia i presunti responsabili di gravi reati - conclude Sim-. Il loro impegno merita una risposta dello Stato altrettanto efficace. Le forze dell’ordine non possono essere chiamate a combattere una criminalità sempre più organizzata con strumenti che rischiano di rivelarsi insufficienti».
L’arresto
L’operazione che ha portato al sequestro di un così ingente quantitativo di droga era scattata nell’ambito di un servizio mirato. I militari avevano notato un uomo che, al suo arrivo nel capannone, aveva assunto un comportamento sospetto e quando sono intervenuti, si è dato alla fuga per poi essere stoppato quasi subito. Poco lontano è stato individuato anche il secondo individuo che, una volta fermato è stato sottoposto a controllo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
