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Il traguardo

La Nuova Ferrara diventa una tesi di laurea: Matilde Pezzi è dottoressa in Scienze della Comunicazione a Unife

Francesco Gazzuola
La Nuova Ferrara diventa una tesi di laurea: Matilde Pezzi è dottoressa in Scienze della Comunicazione a Unife

Il ricordo: «Fin da bambina giocavo con nonna a fare la giornalista: credo in questo lavoro da sempre»

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Ferrara «Credo nel valore dell’inchiostro da sempre. Fin da bambina, infatti, giocavo con nonna a “fare la giornalista”, ricreando pagine di giornale e scrivendo delle nostre giornate». Matilde Pezzi vive a Poggio Renatico, ha frequentato l’università di Ferrara e mercoledì 28 ottobre si è laureata in Scienze e tecnologie della Comunicazione con una tesi su… la Nuova Ferrara.

«In un periodo in cui la professione giornalistica è sempre più svalutata e in crisi, questa tesi vuole essere il tentativo di creare uno spazio di riflessione e riscatto – racconta Matilde –. Nasce dal timore che un lavoro così importante, frutto di secoli di sacrifici, emancipazione dalla censura, e conquiste per la libertà di espressione, possa perdersi nell’etere digitale». Cos’era ieri la carta stampata e, soprattutto, cosa rappresenta oggi: «Il mio testo inizia proprio dalla nascita delle prime gazzette nel Seicento, ripercorre le tappe fondamentali per il riconoscimento e la tutela della professione, ne indaga la dimensione sociologica e psicologica, e ne osserva l’applicazione nel lavoro de La Nuova Ferrara – spiega la neodottoressa –. La scelta di focalizzarmi su La Nuova va oltre il legame con la città in cui studio: in loro ho individuato un modello di integrazione organica di lavoro perché capaci di far dialogare il giornale cartaceo con il supporto digitale. In redazione ho trovato un ambiente dinamico, fresco di idee e orientato all’innovazione, ma con grande rispetto per la tradizione».

Trentasette anni di storia a cui Matilde si è affacciata confrontandosi con chi questo giornale l’ha visto nascere dall’interno, approfondendo origini e storia della testata, il contesto di fondazione (da quel “Buongiorno Ferrara” del 5 aprile 1989 sui manifesti che svettavano in città: una campagna marketing che nulla avrebbe da invidiare a quelle dei giorni nostri) e il radicamento nel territorio estense. Ha scoperto le dinamiche che si celano dietro al lavoro sul sito internet della Nuova e sui profili social del giornale. Partendo da una domanda: “È possibile parlare di personalizzazione della notizia?”.

Nella tesi di laurea Matilde indaga l’evoluzione di un mestiere che, per chi scrive, spesso sa di vocazione: «All’alba dell’Ottocento – si legge nell’introduzione del suo elaborato – Hegel descriveva la lettura del quotidiano come “la preghiera del mattino dell’uomo moderno”. Questa analogia racchiude la funzione civile della stampa: un rito laico e quotidiano che permetteva al cittadino di situarsi nel proprio orizzonte storico, decodificare la realtà in cui vive e riconoscersi come parte di una comunità sociale e politica. Come l’uomo del Medioevo iniziava la giornata con la preghiera per connettersi a Dio, l’uomo moderno apre il giornale per uscire dal suo piccolo “io” privato e connettersi al mondo. Quel gesto è stato per secoli il cardine della sfera pubblica, scandendo il flusso di notizie e agendo da filtro tra la conoscenza dei fatti e la loro reale comprensione. Tuttavia, il passaggio dalla gazzetta al post digitale ha scardinato questa sacralità a favore di un ecosistema di notizie fluido e in continuo mutamento. Oggi quel rito solitario e silenzioso è stato sostituito dal rumore di fondo delle notifiche dei social network e delle pagine internet. In questa evoluzione, la struttura comunicativa si è spostata da una direttrice verticale ad una configurazione orizzontale, dove il flusso di informazioni non è più una lezione impartita dall’alto ma una conversazione distribuita in rete tra pari cittadini».

In questo flusso digitale – fatto di metriche, algoritmi e trovate comunicative – La Nuova Ferrara parla ad una comunità costruita nel tempo su attendibilità e autenticità, diventando un punto fermo nell’informazione e allo stesso tempo rompendo le barriere tra stampa e lettore. Della Nuova ci si può sentire un tassello importante, tanto da volerne scoprire il mondo che ci sta dietro e dedicargli una tesi di laurea.

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