La Nuova Ferrara

Sostenibilità, dagli scarti di pomodoro e olive le nuove materie prime, un modello di bioraffineria per il Mediterraneo

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Rimini, 4 nov. (Adnkronos) - Trasformare gli scarti della lavorazione industriale del pomodoro e dell'olio d'oliva in nuove materie prime per l'industria chimica, alimentare, cosmetica e delle bioplastiche, creando valore economico direttamente nei territori in cui vengono prodotti. È questa la prospettiva industriale al centro della ricerca europea Polymers-5B, presentata a Ecomondo 2026, la manifestazione internazionale dedicata alle tecnologie per la transizione ecologica e l'economia circolare, in programma alla Fiera di Rimini. Il progetto, finanziato dall'Unione europea con 5,6 milioni di euro, ha consentito di sviluppare una nuova tecnologia di bioraffinazione che consente di ricavare più prodotti dallo stesso flusso di scarti agroalimentari, valorizzando progressivamente le diverse sostanze contenute nelle biomasse. Avviato nel 2024 il progetto quadriennale di ricerca Polymers-5B coinvolge 12 partner europei coordinati dal Politecnico di Lisbona, Dipartimento di Bioingegneria (Ist-Ibb). Tra questi NSBProject, è uno dei partner italiani, Pmi innovativa specializzata nel trasferimento tecnologico che, con il ruolo di innovation broker ha analizzato le prospettive industriali ed economiche della tecnologia, individuando un possibile modello di business per lo sviluppo di nuove bioraffinerie nelle aree agroindustriali del Mediterraneo, Italia compresa. I risultati sono illustrati nel paper scientifico Circular Bioplastics from Mediterranean Waste: High-Performance Polymers via Cascaded Biorefinery and Enzymatic Polycondensation, firmato da Luis Fonseca (Ist-Id), Riccardo Varotto e Andrea Jester (NSBProject), selezionato attraverso la Call for Papers di Ecomondo tra i 27 contributi ammessi alla presentazione orale nel filone dedicato a plastiche, bioplastiche e tessili. La tecnologia sviluppata dal gruppo di ricerca portoghese Ist-Id/iBB e analizzata da NSBProject, anziché utilizzare gli scarti per ottenere un unico prodotto, ne estrae progressivamente diverse componenti di valore, riducendo la quantità di materiale residuo: una bioraffineria cosiddetta a cascata. Dagli scarti della lavorazione del pomodoro è possibile recuperare licopene, un pigmento naturale utilizzato anche nell'industria alimentare e cosmetica; dalla sansa di olive, il residuo della produzione dell'olio, si possono ottenere polifenoli, sostanze di interesse per la cosmesi e altre applicazioni industriali. Il processo permette inoltre di estrarre pectina, impiegata soprattutto nell'industria alimentare come addensante, e molecole di base per la produzione di nuovi poliesteri di origine biologica. Per ottenere questi ultimi vengono utilizzati enzimi, cioè catalizzatori biologici che favoriscono le reazioni chimiche in condizioni meno aggressive rispetto a molti processi tradizionali, limitando il ricorso a sostanze chimiche e solventi. La sperimentazione ha già raggiunto il livello di maturità tecnologica Trl 5, corrispondente alla validazione della tecnologia in un ambiente rilevante per la sua applicazione. Sono stati ottenuti lotti pilota da 15 chilogrammi di composti bioattivi, con possibilità di riutilizzare il catalizzatore enzimatico. I risultati dei test sui nuovi poliesteri sono promettenti, anche se resta da migliorare la rigidità per raggiungere le prestazioni di alcuni materiali bio-based commerciali più avanzati. L’obiettivo è sviluppare alternative ai polimeri di origine fossile utilizzabili in settori come il tessile, l’automotive, l’arredamento e i materiali tecnici. La novità presentata a Ecomondo riguarda soprattutto la possibilità di trasformare questa tecnologia in un modello industriale ed economicamente sostenibile. Attraverso la piattaforma proprietaria di analisi tecnologica C-Tech Navigator, NSBProject ha esaminato 128 pubblicazioni scientifiche e mappato nove operatori industriali e di ricerca attivi in quattro famiglie tecnologiche, confrontando i risultati di Polymers-5B con le soluzioni già disponibili sul mercato. L'analisi mostra che le singole sostanze ottenibili dagli scarti agroalimentari sono già commercializzate e che otto dei nove operatori esaminati vendono prodotti standardizzati. Il possibile vantaggio competitivo della nuova tecnologia risiede quindi non tanto nell'introduzione di una singola nuova molecola, quanto nella capacità di ottenere più prodotti commercializzabili da un unico processo, valorizzando integralmente la materia prima di scarto. Per capire se il modello di bioraffineria possa reggersi in piedi sul mercato, NSBProject ha calcolato il valore economico teorico dei prodotti che si possono ricavare da una tonnellata di scarti: fino a 633 euro per ogni tonnellata di scarti di pomodoro; fino a 1.457 euro per ogni tonnellata di sansa di olive. È importante precisare che non si tratta di un guadagno netto o di un profitto in tasca alle aziende. Questa cifra rappresenta il 'valore lordo', ovvero il ricavo teorico massimo che si otterrebbe vendendo tutti i composti recuperabili ai prezzi attuali di mercato. Da questa stima vanno ancora sottratti i costi reali di produzione, come le spese per il trattamento, l'energia, il trasporto e la commercializzazione. Buona parte delle singole sostanze che si estraggono (come il licopene o i polifenoli) sono già presenti e vendute sul mercato da altre aziende. Il vero punto di forza di questa tecnologia non è l'invenzione di un prodotto mai visto prima, ma di un unico processo sequenziale permette di estrarre più prodotti nella stessa bioraffineria, trasformando un rifiuto in un vero e proprio mini-catalogo di materie prime per la cosmetica, l'alimentare e la chimica. L'analisi individua una possibile soluzione per rendere competitivo il processo: realizzare bioraffinerie direttamente presso gli stabilimenti agroalimentari o nelle loro immediate vicinanze, evitando i costi di trasporto di grandi quantità di residui a basso valore. Nel modello studiato, la bioraffineria opererebbe accanto a uno stabilimento di trasformazione del pomodoro, mentre la sansa di olive verrebbe approvvigionata entro un raggio di circa 25 chilometri. Un ulteriore elemento riguarda la stagionalità: la lavorazione di pomodoro e olive copre complessivamente circa cinque-sei mesi all'anno. Per mantenere attivi gli impianti anche nei mesi successivi, il modello prevede la possibilità di utilizzare biomasse conservate oppure altri residui agroindustriali, come quelli dell'uva e degli agrumi. Si tratta di un'impostazione particolarmente interessante per i territori mediterranei caratterizzati dalla presenza di filiere agroalimentari concentrate e specializzate, come quelle italiane del pomodoro, dell'olio d'oliva e della trasformazione ortofrutticola, pensando in particolare all’Emilia-Romagna, Toscana e Puglia. "La sfida della bioeconomia oggi non è soltanto dimostrare che dagli scarti agroalimentari si possano ottenere nuovi materiali, ma costruire modelli industriali capaci di competere sul mercato - spiega Andrea Jester, co-founder di NSBProject - Con la nostra piattaforma di ricerca e analisi proprietaria, C-Tech Navigator, abbiamo analizzato le tecnologie concorrenti, i mercati di riferimento e le possibili fonti di ricavo, individuando nella bioraffineria integrata negli stabilimenti agroalimentari un modello particolarmente promettente, replicabile anche in Italia. Ecomondo è l'occasione per avviare un confronto con i grandi operatori della trasformazione agroalimentare italiani e iberici, in particolare con le aziende che lavorano oltre 100mila tonnellate di materie prime all'anno, per valutare insieme le condizioni tecniche ed economiche necessarie a sperimentare questo modello su scala industriale". "Il risultato più importante è aver dimostrato la possibilità di integrare il recupero di diverse sostanze di valore con la produzione di nuovi materiali bio-based, attraverso processi enzimatici - commenta Luis Fonseca, Ist-Id/iBB, coordinatore scientifico delle attività di ricerca - I risultati raggiunti in scala pilota costituiscono una base per il successivo sviluppo della tecnologia e per valutarne l'applicazione in contesti industriali".

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