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Anche Savonarola è spallino

Anche Savonarola è spallino

Il centro cittadino si tinge di biancazzurro. Mattioli festeggia con i tifosi. Sereni capo-popolo

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FERRARA. L’amore non si spiega. L’amore esplode. Prende secchiate di acqua gelida dai fatti della vita, dalle delusioni e dalle disillusioni. Ma resta dentro. Cova sotto la cenere, e dalla cenere rinasce. Basta accendere la miccia giusta. E se il calcio è metafora della vita stessa (o ne è una delle tante piccole-grandi cose), allora si può ben dire che l’amore di Ferrara per la Spal non era mai scomparso. Piuttosto, si trovava confinato in una quarantena obbligata, indotta, certo mai voluta da chi ha il biancazzurro dentro. Era tempo che frustrazioni e tradimenti venissero cancellati d’un colpo, che la passione tornasse forte, esplosiva, pubblica, collettiva. Domenica è stato il giorno del riscatto. Dell’orgogliosa dichiarazione, alta e forte, di un amore mai sopito. Appunto.

Ferrara ama la Spal. Aveva solo voglia, una terribile voglia, di poter tornare a manifestarlo in maniera inequivocabile. Oh, certo. Altri segnali, chiarissimi, quest’anno c’erano già stati. Ma il 4 maggio è stato speciale. Diverso. Sognato. Il “Paolo Mazza” gremito, 5.000 e passa spettatori. In Seconda Divisione. Contro il Bellaria. Canti, cori, sostegno, bandiere, fumogeni. Colore e calore. Il 3-1 ai romagnoli, la promozione in C, la festa tanto agognata. Un unico grande abbraccio. Tra tutti.

Il patron Colombarini simpaticamente... disinibito. Il presidente Mattioli in mezzo a loro, ai supporters: rapporto unico, fortissimo. Proprietà e società hanno riacceso quella miccia di cui sopra.

Il serpentone di tifosi dallo stadio fino in centro, Sereni scatenato confuso tra il popolo, tutta Ferrara tinta di biancazzurro. Anche il Savonarola, ieri, esibiva fiero la sciarpa della Spal.

Il prossimo passo? La serie B. Perchè i sogni, come la vita e l’amore, non muoiono mai.

Paolo Negri

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