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Ritrovare se stessa È la missione Mobyt

Ritrovare se stessa È la missione Mobyt

Basket Dna. Domani al PalaMit2B gara decisiva con Ravenna

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FERRARA. Non sono bastati centosessanta minuti per chiudere la serie. Ne serviranno altri quaranta per decidere la squadra che tra Mobyt e Acmar raggiungerà Mantova in semifinale, che ha invece liquidato con un secco 3-0 Chieti. Servirà quindi soffrire ancora un po’ per capire chi uscirà a braccia alzate domani sera dal PalaMit2B in quella che sarà una gara dall’elevata tensione emotiva ed agonistica. Si affrontano due squadre che si conosco a memoria, che tra stagione regolare e playoff si sono sfidate già sei volte (4-2 per Ferrara il bilancio).

Sarà un derby, quindi è ovvio che la gara di domani sarà molto sentita da entrambe le tifoserie, come lo sono state tutte quelle viste fin qui nei playoff. “Gara 5” non lascia scampo: chi vince continuerà a giocare, chi perde va in vacanza. Ravenna si sente già di aver toccato il cielo con un dito, ma certamente non arriverà al PalaMit2B per onore di firma. Ferrara aveva fatto un capolavoro nelle prime due gare, poi s’è persa per strada. Dovrà trovare energie positive dentro di sé, ma anche dal proprio pubblico in quella che forse è una delle gare più importanti della stagione. Anzi, forse la più importante. E vincere significherebbe proiettarsi in un altro derby, quello con Mantova che aspettano in molti. Ma avere ragione dell’Acmar, anche sul campo dove Ferrara ha costruito buona parte dei suoi successi, non sarà facile. Per quanto si è visto, la Mobyt ha le armi per fermare l’impeto di Ravenna. A patto che le usi.

E in quattro partite playoff di indicazioni ne sono arrivate tante. La squadra di coach Furlani ha dimostrato che se gioca unita è un passo avanti all’Acmar. Nonostante le assenze abbiano obbligato lo staff tecnico a schierare giocatori fuori ruolo, l’equilibrio tattico è stato raggiunto e i risultati sono arrivati. La circolazione di palla è uno dei requisiti fondamentali per far girare l’attacco Mobyt che, nelle fasi cruciali di “gara 4”, non ha funzionato. L’egoismo, il narcisismo (per dirla come Furlani) sono stati i maggiori nemici nelle due gare che Ferrara ha perso al Pala Costa. E va considerato il fatto che in entrambe le sfide giocate in Romagna, solo i due americani sono stati capaci di andare sempre in doppia cifra e che Ferri (regista di ruolo) ha faticato più del previsto.

Passando all’approccio difensivo, quando la Mobyt è stata capace di restare concentrata la retroguardia è parsa efficace, nonostante Ravenna avesse comunque il controllo dei rimbalzi. Senza dover ricorrere ad un gioco eccessivamente sporco, la Mobyt ha messo in crisi a più riprese il gioco dell’Acmar che nelle prime due gare ha fatto estremamente fatica a trovare la via del canestro. E solo con un gioco duro (a volte pure eccessivamente) i ravennati hanno messo in crisi Ferrara. Altro fattore di non poco conto è la tenuta nervosa e la fame di vittoria. Se nelle prime due partite la Mobyt è scesa nell’arena del PalaMit2B con gli occhi della tigre, a Ravenna gli unici a voler davvero il successo sono stati i giallorossi. Ferrara è partita col freno a mano tirato e vedendo che le cose non andavano s’è pure innervosita. Tanto per dirla chiaramente, atteggiamenti come quello di Amici o di Spizzichini in “gara 4” non aiutano certo la Mobyt a vincere le partite. E’ vero che i giocatori di Ferrara non sono certo tutelati dagli arbitri come gli avversari, ma questo non giustifica gettare in campo un eccessivo nervosismo che nemmeno i compagni tollerano. E domenica a Ravenna s’è visto chiaramente. La Mobyt dovrà pensare solo a ripetere le prime due sfide dei quarti. Non sarà facile, ma è possibile.

Mauro Cavina