Tinti con il cuore spezzato a metà «Non verrò a vedere la partita»
CENTO. Da giocatore e da allenatore ha scritto pagine importantissime della storia cestistica centese. Quest’anno si è seduto sulla panchina della Fortitudo, ma è stato esonerato lo scorso gennaio....
CENTO. Da giocatore e da allenatore ha scritto pagine importantissime della storia cestistica centese. Quest’anno si è seduto sulla panchina della Fortitudo, ma è stato esonerato lo scorso gennaio. Stiamo parlando di Antonio Tinti, da tutti conosciuto come Toto. Doppio ex fuori dai giochi, gli abbiamo chiesto alcune impressioni su gara-due fra Tramec Cento e l’Aquila di Bologna.
Coach Tinti, che partita si aspetta?
«Sono le mie due squadre del cuore. A Cento ci ho giocato e allenato. La Fortitudo è la mia seconda squadra. Non chiedetemi assolutamente pronostici, non voglio sbilanciarmi».
Verrà a vedere la partita?
«No. Sono ancora sotto contratto con la Fortitudo. La Fortitudo si è rafforzata molto rispetto a qualche mese fa. Per esperienza personale dico che i play off sono una storia sicuramente diversa rispetto alle partite della regular season. Cento non deve commettere l’errore di andare ai supplementari. Bologna, dal canto suo, è all’ultimo appello, con le spalle al muro. Perdere a Cento significherebbe dover dire addio ai play off e alle speranze di promozione».
Quest’anno la Benedetto festeggerà il suo mezzo secolo di vita.
«Aver raggiunto il mezzo secolo è un traguardo assolutamente straordinario. Ho vissuto anni fantastici con questa società. Dico che questa città, questo pubblico appassionato che ha fatto sempre sentire il suo calore verso questa squadra, sia nelle partite in casa, che nelle trasferte, merita di andare nella Silver League. Le voglio citare un aneddoto. Nel 1972, giocammo al campo dell'Oratorio uno spareggio per andare in Serie D. C’erano oltre 1000 persone a incitare la squadra. In questa città c’è un incredibile senso di appartenenza a questo sodalizio».
Cosa vuol dire ai tifosi?
«Di gustarsi l’evento con la possibilità di poter scrivere una pagina importante nella storia della Benedetto XIV».
Gabriele Sbattella
