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il caso - il capitano della sorgente commenta la squalifica e dà l’addio al calcio

«Mai deriso l’arbitro: sono un padre, ora voglio spiegazioni»

«Mai deriso l’arbitro: sono un padre, ora voglio spiegazioni»

FERRARA. «Non ci sto, non ho mai rivolto minacce all’arbitro, anzi, l’ho aiutato a rialzarsi». È sconvolto Luca Malavolta, capitano della Sorgente, dopo aver appreso della squalifica di tre mesi...

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FERRARA. «Non ci sto, non ho mai rivolto minacce all’arbitro, anzi, l’ho aiutato a rialzarsi».

È sconvolto Luca Malavolta, capitano della Sorgente, dopo aver appreso della squalifica di tre mesi inflittagli dal giudice sportivo per i gravi fatti accaduti domenica scorsa a Sabbioncello San Pietro durante la partita del Memorial Tavolini che vedeva la sua squadra opposta al Goro.

«Non so perché l’arbitro abbia fatto il mio nome nel referto - continua Malavolta -, fatico a credere che io possa essere stato messo in mezzo. Ho perfino aiutato il direttore di gara a rialzarsi e successivamente gli ho offerto supporto psicologico, perché era visibilmente sotto shock».

Ecco quindi la versione completa dei fatti, come la racconta Malavolta: «Io sono intervenuto per dividerli (ossia per allontanare il compagno di squadra Lescio, ndr) e in quel momento è partito il pugno (costato allo stesso Lescio 5 anni di squalifica, ndr). Forse è stata colpa mia, se non mi fossi messo in mezzo, magari il tutto sarebbe finito lì, con delle minacce, ma senza il colpo. Cado dalle nuvole, però, apprendendo dalla motivazione della mia squalifica che avrei approvato il fatto. A questo punto esigo delle spiegazioni: sono padre di famiglia, non voglio che mio figlio viva nella menzogna, deve sapere che non ho mai detto certe cose. Pretendo un faccia a faccia con chi mi accusa, con la Figc, la sezione Aia o quei testimoni che asseriscono di un mio cattivo comportamento».

Capitan Malavolta dà anche l’addio al calcio, nonostante al termine dei tre mesi di squalifica potrebbe tornare tranquillamente a giocare.(c.m.)