Spal: il credo di Brevi Gruppo, identità, solidità
Il mister: «Ma i mondiali insegnano che bisogna saper cambiare in corsa»
FERRARA. Era in bella compagnia. Gli ex spallini Bardi, Ferretti e Stefano Vecchi. Poi, Gattuso e Simone Inzaghi, Giannichedda e Lanna, Panucci e Simone, il “Pampa” Sosa. Eh sì, gran bella compagnia. Oscar Brevi l’ha avuta al corso Master di Coverciano, terminato da pochi giorni, il cui suggello sarà la tesi che il nuovo allenatore della Spal - come i suoi colleghi - discuterà a settembre.
Tra i partecipanti, Christian Panucci si è assentato prima del termine perchè - in quanto assistente di Fabio Capello, c.t. della Russia - ha partecipato ai Mondiali in Brasile. Mondiali che a Brevi hanno suggerito una considerazione:
«Una competizione completamente diversa da quella di quattro anni fa in Sudafrica. Ci sta insegnando che bisogna saper cambiare in corsa, che devi essere elastico e preparare varie situazioni. Non è positivo avere un solo sistema di gioco. E’ bene avere una linea, quella sì, ma quando è stata assimilata, poi puoi spostare qualcosa: così si cresce, si migliora».
Ecco, la Spal di Brevi avrà questa impostazione: una squadra flessibile, non padrona - o schiava - di un solo modulo. Il tecnico, d’altra parte, non è mai stato un integralista, e lo ha ribadito l’altro giorno durante la conferenza stampa di presentazione allo stadio “Paolo Mazza”: «A Como sono partito con il 3-4-3 poi sono passato al 4-2-3-1. A Catanzaro ho iniziato con la difesa “a quattro” ma c’erano difficoltà sugli esterni. Allora ho arretrato un centrocampista (Vitiello; ndr) tra i due difensori centrali, passando “a tre”. D’altra parte, De Rossi nella Roma o diverse squadre ai Mondiali ci hanno dimostrato che si può spostare un mediano, magari per sviluppare l’azione da dietro. Alla Spal avremo una base, un canovaccio: dopo, cambiare sarà una cosa in più».
Brevi scende nel dettaglio: «Ribadisco che ad essere determinante, vincente, non è il modulo. Di base, vorrei provare a partire con i quattro difensori e, all’inizio, fare un 4-2-3-1 anche alla luce delle caratteristiche dei giocatori in rosa. Non giocheremo in base all’avversario, io dò un’identità precisa, poi è chiaro che non vado a sbattere contro un muro e se c’è da recepire e cambiare qualcosa lo farò. Il centravanti dovrà essere il primo difensore: Fioretti partecipa a questa fase, d’altra parte nel calcio moderno non esiste un attaccante che - senza palla - si mette le mani sui fianchi e non lavora per la squadra. Germinale? Ha più struttura e forza caratteriale, trascina i compagni in difficoltà; fa meno gol rispetto alle potenzialità che ha, ma per eccessivo spirito di sacrificio. Ma dove ho allenato, ho sempre cercato di portarlo con me. La difesa? Non metto quattro centrali, i terzini devono saper giocare e spingere, anche se la prima cosa - per loro - è saper difendere. Ma con me devono avere anche caratteristiche di corsa e qualità tecniche».
In sintesi, che Spal sarà?
«Con un’identità e un gruppo forti. Una squadra elastica. E propositiva, che non significa schierare... cinque punte. Una Spal attenta alla fase difensiva, grazie al lavoro di tutti. Chi vince, di solito, ha la miglior difesa: se subisci 40/50 gol non puoi pensare di arrivare tra le prime quattro o cinque».
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