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«La mia Mobyt di combattenti E cerco soci»

di Marco Nagliati
«La mia Mobyt di combattenti E cerco soci»

Basket. Bulgarelli volge lo sguardo al futuro La squadra è fatta, la società può crescere

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FERRARA. Scrutando nuvole ballerine. Fabio Bulgarelli è appena rientrato dalla Sardegna, si gode gli ultimi vagiti del weekend. Ferrara lo accoglie benevola: umidità sopportabile, cielo oscillante tra il bianco e l’azzurro. I colori della Pallacanestro Ferrara, di cui l’imprenditore è presidente e - per ora - socio unico. Due giorni fa è stato annunciato l’ingaggio di Troy Huff, il primo nuovo tassello di una Mobyt che è quasi fatta. Si parte da qui, da un roster formato per otto-decimi, nella chiacchierata con Bulgarelli.

Presidente, due tasselli e l’organico è confezionato.

«Quasi sicuramente il “quattro” sarà italiano. Non abbiamo ancora chiuso con Castelli, che rimane la nostra prima scelta. Comunque l’indirizzo è quello: due esterni americani e settore lunghi con gli italiani».

Preso Huff, il secondo esterno sarà un play-guardia.

«E non è da escludere il rinnovo con Mays. Per lui è anche un discorso economico, perché gli abbiamo offerto di meno rispetto all’anno scorso. Vedremo se accetterà, intanto noi sondiamo le alternative. L’arrivo di Huff ci consente di avere un attimo di respiro».

Vi siete mossi rapidi e chirurgici.

«Coach Furlani e il diesse Pulidori hanno sempre avuto le idee chiare. Abbiamo iniziato a parlare del futuro due giorni dopo la sconfitta nei playoff con Mantova».

E immediata è emersa l’intenzione di modificare la filosofia con cui costruire la squadra.

«Con i due esterni Usa vorremmo proporre un gioco più spettacolare. Non più pochi giocatori pericolosi, ma una distribuzione ampia delle qualità offensive. Huff non sarà un gran tiratore, però abbiamo preso un combattente. Con lui e Amici e, magari, Castelli, abbiamo una bella batteria di duri».

Casadei un tiratore, certo. Ma dovrà essere cecchino anche il “due” statunitense...

«Sì, il play-guardia dovrà avere potenziale da fuori. Io sarei contento se restasse Mays, di certo giocatori in giro ce ne sono. Comunque, in sette-dieci giorni chiuderemo il mercato».

Lo stato dell’arte in società?

«A stretto giro di posta incontrerò Maiarelli (forse già oggi; ndr), che ultimamente è stato molto impegnato tra questioni legate a Carife e Unindustria. Faremo il punto della situazione e sono tranquillo. Intanto due cose vanno dette».

La prima.

«Stiamo ottenendo buone risposte dalla raccolta “diretta” delle risorse. Va fatto un plauso a Vittorio Veronesi che si sta impegnando moltissimo, esplorando ogni possibilità. Sta svolgendo un lavoro oscuro ma fondamentale».

La seconda?

«Mi aspetto e auspico che alcuni imprenditori ferraresi entrino in società, anche con quote minime. Basterebbe un 5%, che comporterebbe un esborso di appena 10-15.000 euro. Non rischierebbero nulla, perché io rispondo di tutto. Però allargare la base dei soci dà un valore di appartenenza notevole e crea uno zoccolo duro importante a livello dirigenziale. Ricordo che se quest’anno andiamo avanti è anche grazie al fatto che non abbiamo debiti con le banche».

Parliamo del Kleb: alcune società rischiano di non trovare posto.

«Preciso: io ho comprato i “muri” della struttura. Non seguo la gestione che è affidata al Cus. Poi, aggiungo: in passato la vecchia gestione andava in perdita e c’era il rischio di default. Non potevano andare avanti. Il Cus è l’unico che può rilanciare e dare solidità. Detto questo, siamo soggetti privati e alcune realtà non possono pensare di avere spazi quasi gratis. Di certo la ginnastica ritmica (la Putinati; ndr) è un’eccellenza che non si può lasciare per aria. Vedremo di ragionare sulle soluzioni».

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