Spal, appetibilità e nuovi orizzonti
Innovazioni, partner internazionali, confini ampliati
FERRARA. In principio fu l’Udinese. Era il 1978 quando il club friulano, contravvenendo alle norme della Federcalcio che vietavano scritte commerciali sulle maglie delle squadre (proprio quell’anno furono ammessi per la prima volta solo i marchi degli sponsor tecnici), aggirò l’ostacolo esibendo... sui pantaloncini il logo della Sanson, l’industria del patron bianconero Teofilo Sanson. Ben presto arrivarono multe e squalifiche, ma ormai la strada era tracciata.
Trentasei anni dopo, il mondo del calcio - anche sotto il profilo commerciale - ha ormai imboccato strade di ogni tipo. Spazi liberi da sponsor non ce ne sono più: maglie (davanti e sul retro), calzoncini (stessa cosa), maniche, calzettoni... Tutto fa brodo, ovvero soldi.
Nell’imminente stagione 2014/2015 di serie C unica, anche la Spal avrà il nome di un partner economico stampato sui pantaloncini. Dopo il secondo sponsor sulla maglia, la Lega Pro ha liberato per le proprie società anche questo ulteriore spazio. Il particolare, in riferimento al club biancazzurro, è però solo il pretesto per evidenziare come la partnership con Randstad Italia - annunciata ufficialmente venerdì; sui pantaloncini ci sarà proprio il marchio della multinazionale - stia a certificare l’approdo della Spal in un’altra dimensione. Più ampia, globale, di respiro nazionale, se non europeo. Un passo per volta, la società della famiglia Colombarini e del presidente Mattioli va proseguendo il suo processo di crescita graduale, costante, sicura.
Non si poteva pretendere che ciò avvenisse subito. L’estate scorsa, con la rocambolesca operazione acquisizione/salvezza/rilancio della Spal, i Colombarini e Mattioli dovettero agire con altre priorità, muovendosi di fretta per garantire soprattutto il progetto tecnico, la squadra. Per garantire l’approdo in serie C, presupposto imprescindibile per il futuro del calcio a Ferrara. Logico che si appoggiassero su chi conoscevano: non erano ammessi salti nel buio.
Un anno dopo, centrata la promozione ed arricchita giorno dopo giorno una macchina organizzativa che si nutre di rigore economico, pianificazione, lavoro, passione, la Spal ha spalancato le proprie finestre su nuovi orizzonti. Staff tecnico e nuovi giocatori provenienti da ogni categoria e latitudine; a livello giovanile si torna a pescare fuori regione, setacciando quelle che erano le zone predilette di Paolo Mazza; una solidità societaria, un’ambizione ed un potere attrattivo (laddove spariscono o sono a serio rischio realtà importanti, sul solco di quanto Ferrara e le vecchie Spal - ahiloro - hanno già dato) che non passano inosservati e sono preludio a traguardi futuri: i giocatori si passano la voce, vedono un Miglietta, un Gasparetto, preferire la Spal alla serie B, e ciò funge da ideale biglietto da visita per il club.
La Spal è tornata appetibile. In senso ampio. In senso tecnico ed in senso commerciale. Il “marchio” Spal è spendibile. E’ valido. Attrae. Non è aneddottico sottolineare che Randstad Italia, per il suo ingresso nel mondo del calcio, abbia scelto... Juventus e Spal. Se è ben comprensibile il senso delle parole di Simone Colombarini quando afferma che solo uno (Vetroresina, l’azienda di famiglia) dei quattro partner economici della Spal (gli altri sono Veneto Banca, Reale Mutua e appunto Randstad) è ferrarese e che ora bisogna avvicinare ai biancazzurri le aziende locali, è anche vero che questa dimensione “extra confini” della Spal offre una visibilità e delle prospettive - anche di attrarre nuovi sponsor - che una semplice visione territoriale non garantirebbe.
Ecco perchè quella scritta sui pantaloncini, per la Spal, va interpretata come la testimonianza di varie importanti vittorie che la società sta conquistando. E si sa che non può esserci squadra forte senza società forte.
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