«Pantani resta un mito, andrò dalla madre»
Dopo 10 giorni di pioggia, cadute, strappi e grande battaglia, il Tour tira il fiato per un giorno e con lui tutti i protagonisti. Almeno quelli ancora rimasti in lizza, dopo i ritiri eccellenti di...
Dopo 10 giorni di pioggia, cadute, strappi e grande battaglia, il Tour tira il fiato per un giorno e con lui tutti i protagonisti. Almeno quelli ancora rimasti in lizza, dopo i ritiri eccellenti di Froome e Contador. La maglia gialla è sulle spalle di Vincenzo Nibali che ieri ha ribadito che «il cammino per Parigi è ancora lungo, pieno di ostacoli, duro». Al fianco dei compagni dell'Astana, Fuglsang e Scarponi, il siciliano ha aggiunto di essere «soddisfatto di quanto fatto finora». A chi gli dice che, dopo le dèbacle dei big, è il favorito n.1, risponde: «Mi dispiace per gli avversari che sono caduti ma questo fa parte del ciclismo. Io, comunque, ero in testa. Con Alberto ho un bel rapporto, mi dispiace davvero». Nibali teme tutti: «Siamo un gruppo molto forte e, da questo momento, dovremo sobbarcarci l'onere di controllare e gestire la corsa, come del resto ci è già capitato. Ci vorrà grande concentrazione e grande attenzione verso tutti».
Il paragone con Pantani è inevitabile, se non altro perché Nibali rischia di diventare il suo erede sul gradino più alto del podio, a Parigi. «È presto per dire se potrò diventare il suo erede - ammette Nibali -. Marco è stato un campione, ha vinto il Tour de France e io posseggo una sua maglia. Me l'ha fatta avere sua madre Tonina: le ho promesso che andrò a trovarla».
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