E’ morto Borea, ferrarese e spallino
Aveva 77 anni. Mazza il suo maestro, portò la Samp allo scudetto
FERRARA. Paolo Borea è morto ieri all'ospedale di Faenza. Ferrarese, classe 1937 (aveva dunque 77 anni), Borea aveva accusato un malore sabato scorso, quando si trovava nella sua casa di Milano Marittima.
Nato e cresciuto a Ferrara, intriso di spallinità, era tifoso biancazzurro fin dall’infanzia, quando il papà - che collaborava con Paolo Mazza - lo portava regolarmente allo stadio. Straordinario appassionato di calcio, iniziò ad occuparsene come giornalista: corrispondente della Gazzetta dello Sport, quindi - trasferendosi a Milano - del Guerin Sportivo. Nel frattempo studiava da dirigente, “a scuola” dal presidentissimo Mazza. Non lavorò per la Spal ma spiccò il volo per una grande carriera da direttore sportivo, iniziata a Prato e proseguita al Modena, al Parma ed al Bologna, prima dell’approdo alla Sampdoria ove rimase per 15 anni portando i blucerchiati alla conquista della Coppa delle Coppe nel 1990 e dello scudetto nella stagione 1990/91. Toninho Cerezo, centrocampista brasiliano della Samp, lo definì «il più grande direttore sportivo di sempre». Esaurita la lunga avventura doriana, Borea lavorò tre anni al Modena ed altrettanti al la Ternana. La sua speranza, e non ne fece mai mistero, era quella di chiudere la carriera alla Spal: «Sarebbe il massimo», ripetè più volte. Fu vicino al presidente Donigaglia, sembrava potesse arrivare con una cordata amica quando Donigaglia cedette la Spal nel 2002, accarezzò la possibilità di essere contattato da Tomasi quando i biancazzurri ripartirono dalla C2 grazie al Lodo Petrucci nel 2005. Ma non se ne fece mai nulla. Lo ricordiamo in tribuna a Ravenna il 30 agosto del 2009 per la gara tra i giallorossi e la Spal, seconda di campionato. «La Spal sarebbe il mio sogno», rimarcò ancora.
Ieri se n’è andato senza aver coronato quel desiderio da innamorato.
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