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Magnani coccola la regina «Rilanciamo l’atletica»

di Marco Nagliati
Magnani coccola la regina «Rilanciamo l’atletica»

Il nostro concittadino è direttore tecnico della Nazionale e lavora in profondità È impegnato al massimo per ridare spirito agonistico alla disciplina più amata

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FERRARA. Due partecipazioni olimpiche, l’orgoglio maximo: Montreal 1976 (13º) e Mosca 1980 (8º). Una vita spesa con la passione assoluta per mezzofondo e maratona. Massimo Magnani, ferrarese doc, da meno di due anni è direttore tecnico della Nazionale di atletica. La “regina degli sport”. Weekend a St. Moritz, mica a villeggiare: «Sono a controllare il lavoro che stanno svolgendo i maratoneti» racconta. Fra due settimane c’è un appuntamento top: gli europei di Zurigo. L’Italia va a verificarsi con uno spicchio importante della pista. Magnani (63 anni) sta portando avanti un progetto rivoluzionario, difficile. Anni di carestia da trasformare, sudore e pane duro, in una nuova età del sorriso.

Magnani, siete al count down...

«I campionati italiani assoluti di Rovereto sono stati l’ultimo step, adesso si tratta solo di rifinire la preparazione. Sto girando come una “trottola” per vedere gli allenamenti e come procede l’attività dei centri di allenamento».

Le sue sensazioni?

«Ci sono le condizioni giuste. Come Federazione abbiamo costruito una preparazione condivisa con i tecnici dei singoli atleti: i segnali sono buoni e interessanti. Il lavoro è stato ben impostato: siamo pronti a difenderci».

A che punto ritiene di essere arrivato col suo programma di rilancio dell’atletica italiana?

«Una parte del lavoro è stata fatta. Volevamo, col presidente Giomi, invertire la tendenza: l’ambiente era spento. Adesso c’è maggiore entusiasmo e noto una voglia di mettersi in gioco che in passato mancava. Ovviamente le cose da fare rimangono ancora tante».

Le suona bene dire che siete a metà dell’opera?

«È giusto. Va considerato che il cambiamento richiede tempi sempre lunghi. Gli Europei che abbiamo dietro l’angolo sono un primo punto di approdo per i nostri programmi. Poi ci attendono due anni complessi».

Un crescendo di difficoltà...

«Dovremo affrontare i Mondiali, ma i primi veri effetti del nostro tentativo di rilanciare l’atletica li vedremo nel 2016».

In altre parole, le Olimpiadi di Rio de Janeiro.

«Abbiamo iniziato tenendo monitorato un centinaio di atleti. Quest’anno l’azione si è concentrata su un numero minore. Dopo gli Europei ci sarà un’ulteriore scrematura. Un grande bacino in avvio, poi l’imbuto si stringe. Dobbiamo capire chi avrà margini di crescita e riuscirà a reggere la pressione delle grandi manifestazioni internazionali».

Girando come una trottola, sta perdendo di vista l’orizzonte ferrarese?

«Questo no. A casa riesco ad esserci per qualche weekend quando non ci sono gare, oppure un paio di giorni durante la settimana. Il rammarico è uno solo».

Ovvero?

«L’anno scorso, maledizione, non sono riuscito a vedere neppure una partita della Mobyt del mio amico Furlani. Il basket è la mia grande passione e al palasport andavo sempre. Ora mi tocca seguire le vicende della Pallacanestro Ferrara soltanto a distanza».

Che valutazioni dà?

«Che il presidente Bulgarelli ha gettato le basi per fare qualcosa di buono. Qualche scossone è fisiologico, però direi che ci sono prospettive interessanti. E avere confermato il nucleo di italiani, per la prossima stagione, è fondamentale. Coach Furlani potrà partire avvantaggiato dalla conoscenza reciproca».

Anche la Spal, finalmente, inizia ad avere una convincente gestione societaria.

«L’operazione dei Colombarini, persuaderli a lasciare la Giacomense per la Spal, è stato un segnale grande. Passione e credibilità gestionale sono un passo fondamentale per poter poi pensare a cogliere dei risultati sul campo. E i tifosi queste cose le hanno colte. Tra calcio e basket a Ferrara possono essere contenti».

E l’atletica?

«Beh, speriamo che qualcuno ci pensi ad aiutare i dirigenti che fanno attività in città. La polisportiva poteva essere una bella occasione, peccato sia sfumato tutto. Lo sport è l’espressione di una serie di valori condivisi: Ferrara avrebbe gli impianti e la struttura giuste per diventare una città dello sport. Servirebbe un piano strategico».

Perché non ne parla con l’assessore Merli?

«Simone lo conosco da quando era bambino. La buona volontà non gli manca. Devo solo perdere qualche chilo: per essere assessore allo sport è utile anche avere le “physique du role”».

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