«Ho grandi stimoli, ripagherò la fiducia»
COMACCHIO. Dopo una lunga telenovela tra Spal e Albinoleffe, alla fine si è trovato l'accordo tra le due società e Davide Di Quinzio non solo è tornato a Ferrara ma ora è un giocatore della Spal a...
COMACCHIO. Dopo una lunga telenovela tra Spal e Albinoleffe, alla fine si è trovato l'accordo tra le due società e Davide Di Quinzio non solo è tornato a Ferrara ma ora è un giocatore della Spal a titolo definitivo: «Sono molto contento di essere di nuovo qui e devo confessare che ad un certo punto non ci speravo più tanto che si arrivasse ad un esito positivo della trattativa. Ora sono felice e devo ringraziare il presidente Mattioli e il d.s. Davide Vagnati che hanno creduto tanto in me e questo mi dà grandi stimoli per cercare di ripagare la loro fiducia».
Le impressioni sul gruppo?
«Buone, ci siamo messi tutti a disposizione, ci sono dei giocatori importanti e sta nascendo un gruppo affiatato. Stiamo lavorando tanto, al Country abbiamo sostenuto un’intensa parte atletica in un bellissimo contesto».
Il ginocchio che l'ha costretta a rimanere fuori a lungo dopo l'intervento come risponde?
«Finora va tutto bene (sabato sera a Comacchio è anche arrivato il gol; ndr), c'è entusiasmo e direi che le risposte sono confortanti».
Tra i nuovi compagni chi conosce meglio?
«L'anno scorso abbiamo affrontato Finotto nel Monza, come avversario poi ho giocato diverse volte contro Gasparetto e Germinale».
Sensazioni sul mister Brevi?
«Molto buone, non lo conoscevo personalmente ma in molti me ne avevano già parlato bene».
In lotta per un posto nel terzetto alle spalle della punta unica Fioretti, tra Lazzari, Finotto, Filippini, Germinale e lo stesso Di Quinzio c'è molta concorrenza...
«Nessun problema, cercherò di farmi trovare pronto quando verrò chiamato in causa. L'anno scorso per via dell'infortunio ho visto dalla tribuna troppe partite, quest'anno spero di riuscire a dimostrare il mio valore».
Dove potrà arrivare la Spal?
«Siamo una buona squadra. L’importante sarà partire con il piede giusto».
Andrea Tebaldi
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