La Nuova Ferrara

Sport

«La 4 Torri era già una polisportiva»

Convivevano varie discipline. Padre John era unico: ci diceva, io sono qui

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FERRARA. «Ho iniziato a dare i primi calci a un pallone a Santo Spirito - ricorda “Mamo” Calabresi - quando i miei genitori cambiarono casa. Ma l'esplosione nel mondo dello sport ci fu quando incontrai, tra il '56 e il '57, padre John. Quel gesuita che di Casa Cini fece la casa dei giovani». Erano gli anni della 4 Torri e Calabresi si racconta a ruota libera. «Mi piace ricordare che oggi si parla tanto di polisportive, un termine molto sfruttato senza saperne bene il significato, ma la 4 Torri di John Caneparo, e di 4 Torri riconosco solo quella, era la “vera” polisportiva. Si facevano pallavolo, pallacanestro, calcio, tennistavolo, dove abbiamo avuto diversi campioni. E poi atletica leggera, con alcuni dei record provinciali sui cento ancora imbattuti, con un Michelangelo Milani, marciatore e grande giocatore di pallavolo. Chi entrava nella polisportiva di allora con lo spirito di fare sport passava attraverso tutte queste realtà e io li ho praticati tutti». Il personaggio Caneparo è un argomento ricorrente nei pensieri di Calabresi. «C'è un episodio che ogni tanto mi piace ricordare, perché John era un personaggio irripetibile, unico. Una sera andai a una riunione a Casa Cini. Era inverno: quando uscii mi misi le mani in tasca per il freddo e ci trovai una busta. La aprii e vidi ventimila lire. Tornai indietro e gli dissi: “Brutto stronzo, se tu ancora mi metti dei soldi in tasca io ti do due cazzotti che te li ricordi finché campi!”. John sorrise. Quei soldi me li aveva dati con il cuore».

«Lui veniva da una famiglia molto benestante e quello che aveva lo spendeva per i giovani. Era un prete nato per vivere in mezzo ai ragazzi, per comunicare con loro. Quando andavi a Casa Cini c'erano poche regole e lui diceva: “Qui ci sono queste regole, tu rispettale e se hai bisogno di parlare io sono qui”. Questo ti diceva John, sempre pronto ad ascoltare tutti, era di una grande simpatia, fumava 120 sigarette al giorno e non so quanti caffè bevesse. Ma era John».

E per caso o pura coincidenza, la carriera di Calabresi è terminata in questi giorni con la decennale direzione del PalaPalestre intitolato proprio a padre Caneparo. (fe.ac.)

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