Quei ragazzi che lo rincorrono come fossero figli
FERRARA. «I ragazzi che allenavo un tempo avevano tutti voglia di giocare». Ed è difficile per Massimo Calabresi paragonarli ai giovani di oggi. «La pallavolo è indubbiamente uno sport ostico. Per...
FERRARA. «I ragazzi che allenavo un tempo avevano tutti voglia di giocare». Ed è difficile per Massimo Calabresi paragonarli ai giovani di oggi. «La pallavolo è indubbiamente uno sport ostico. Per fare un esempio: se ho una palla in mano e te la lancio, tu la prendi, non la palleggi, perché il palleggio è un movimento innaturale. Il volley non ti può dare un risultato immediato come te lo può dare la pallacanestro e lo stesso dicasi per il calcio: se metti un bimbo davanti a una porta di sette metri, gli dici di tirare e fa gol: lui sarà subito contento. La pallavolo non è così: il risultato immediato, la soddisfazione, non te la dà».
Ma Calabresi ha insegnato anche educazione fisica, un altro lato della medaglia.
«Sono stato vent'anni nella scuola e per altrettanti in Provveditorato, dove ho organizzato l'attività sportiva studentesca. Credo di essere stato un buon insegnante, anche perché se non fosse stato così i miei vecchi scolari non mi correrebbero dietro per la strada quando mi incontrano: non avendo figli, sono stati tutti figli miei. Non sono stato certamente comodo nemmeno con i ragazzi a scuola, perché l'educazione fisica e lo sport sono disciplina e senza questa rischi di farti male». (fe.ac.)
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