Nuova luce sul “Mazza” Stadio intramontabile
Il collaudo dell’impianto con proiettori dotati di lampade led è stato un successo La società cura ogni dettaglio per ammodernare la struttura di corso Piave
FERRARA. Una coppia, mano nella mano, giovedì sera in corso Piave. Erano circa le 21.40, e con la zona illuminata a giorno dai fari del “Paolo Mazza”, lui dice a lei: «Sarà qualcosa tipo la finale della Don Bosco...».
Non proprio, non proprio. Il nostro teatro dei sogni si concedeva una sorta di passerella notturna, preludio a tante altre. Era la serata delle prove generali, quella di giovedì, per il caro vecchio stadio. Sempre lì, nel cuore di Ferrara. Dove deve essere. Dove deve restare. Lo dicono anche gli esperti statunitensi di marketing calcistico: le arene, pure di nuova edificazione, vanno sistemate nel cuore delle città, per essere più vivibili, più fruibili (il presidente laziale Lotito, lui, non è d’accordo ma se ne farà una ragione).
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Tutto ciò nella logica del money money, probabilmente. Ma - guardando in casa nostra - vogliamo vederci il lato romantico, legato alle radici, alla storia. Non c’è indotto di denaro, intorno al “Mazza”. Non ci sono centri commerciali, cinema o altro. C’è, e conta più di ogni altra cosa, il cuore del popolo biancazzurro. Ne ha viste di tutti i colori, il vecchio Comunale. Dall’inaugurazione nel settembre del 1928 (6-1 alla Pro Gorizia, sia detto en passant) alle bombe alleate, dalle migliorie e dal nuovo battesimo del 23 settembre 1951 per la prima storica partita di serie A (1-1 col Torino) alla costruzione della curva Ovest in cemento negli anni ’60, da tutte le altre successive novità (gradinata in cemento, Ovest coperta, Est abbattuta...) alle gioie - rare - ed ai tanti dolori sportivi.
Progetti nel cassetto (chiusura e copertura dell’intero anello), le immancabili e periodiche voci sulle costruzioni di un nuovo stadio in periferia. Il “Mazza” è lì. Resiste. Le crepe degli anni ci sono. Ma la proprietà Colombarini e la presidenza Mattioli sono intervenute. Stanno intervenendo. C’è cura. Dettagli che aiutano a capire tante cose. La serietà e la progettualità della società. Anche per questo il popolo biancazzurro si è massicciamente riavvicinato alla Beneamata. Adesso si punta a riaprire parte della gradinata, a portare la capienza - intesa come agibilità - a 7.500 posti.
Poi, e si torna al punto di partenza, il nuovo impianto di illuminazione. Obbligatorio, per poter disputare il prossimo campionato di serie C. Ma i lavori sono stati eseguiti con celerità e ad opera d’arte. Il “Mazza” è il primo stadio d’Italia dotato di fari con lampade led. L’altra sera le prove sono state meticolose. Quasi 600 lux a un metro da terra, tecnologia sofisticata (proiettori con puntatura laser, sistema di tele-controllo dall’Olanda). Bruno Rossatti, figlio dell’ex presidente spallino, a sua volta ex portiere biancazzurro, attuale preparatore dei guardiani delle giovanili, ingegnere progettista e direttore dei lavori del nuovo impianto di illuminazione, giovedì guardava già avanti e da vecchio cuore biancazzurro sottolineava che «se si va in B si passa a 800 lux...».
Già, il ritorno a quella serie B che il “Mazza” non ospita dalla stagione 1992/93. Il presidente Walter Mattioli non la nomina, la cadetteria. Un sogno-obiettivo da non sbandierare troppo, non fosse che per scaramanzia, o in ossequio al cammino passo dopo passo che incarna la filosofia colombariniana. Ma quando Mattioli sottolinea che il suo obiettivo è dotare il “Paolo Mazza” anche dei tornelli, ha già detto tutto. Di sicuro quando l’altra sera è sbucato in tribuna, guardando i riflettori accesi e la luce nitida che irradiavano sul campo, è rimasto a bocca aperta. Effetto scenico perfetto. Lo stadio si illumina di nuove speranze.
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