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Magnani, ecco le medaglie made in Ferrara

di Marco Nagliati
Magnani, ecco le medaglie made in Ferrara

Il ct azzurro in redazione dopo gli Europei Il rilancio dell’atletica, il ruolo del figlio e la città

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FERRARA. Medaglie made in Fe, giungono dagli Europei recentemente tramontati a Zurigo. Grazie all’uomo che “respira atletica” e al figlio Marcello, che gestisce sotto il profilo manageriale i top runners azzurri. La famiglia Magnani ha fattivamente contribuito a rendere positivo il bilancio italiano alla manifestazione continentale; a ridare luce ad un movimento spento da troppi lustri. Massimo è il direttore tecnico della Nazionale, Magnani junior l’uomo che invece cura tutti i passi di Meucci (oro nella maratona), della Grenot (oro nei 400) e della Straneo (argento nella maratona). Massimo Magnani ieri era in città, ancora addosso le emozioni dell’esaltante ultimo fine settimana. È salito in redazione e ci ha raccontato: progetti, ambizioni, traguardi. Sogni e possibilità. Con le mente fissa su Rio: Olimpiadi 2016.

Massimo, qual è la cosa che da Zurigo si porta tatuata nel cuore come ct azzurro?

«L’ultimo fine settimana da brividi. La maratona femminile con la Straneo che è stata gran protagonista e trascinatrice dell’intera squadra. E poi Meucci...».

Una scommessa da pokerista esperto.

«Il suo oro è stato il risultato di un processo costante, iniziato qualche tempo fa e che deve portarlo ad essere protagonista a Rio. Fargli correre la maratona poteva essere velleitario e pericoloso, essendo Meucci tra i migliori dei 10.000. Abbiamo corso il rischio di fargli cambiare gara: lui ha la testa giusta e passo dopo passo...».

Magnani: suo figlio Marcello è il manager di tutti gli azzurri medagliati.

«Per questo Ferrara ha avuto un ruolo in questi Europei. Ora tutti scommettono sulla Straneo, ma qualche anno fa quando lei mi telefonò per chiedere consigli erano in pochi a credere in Valeria. Marcello ha visto delle potenzialità inespresse. Inoltre segue la Grenot da molti anni, quando Libania era una cubana sconosciuta».

Il segreto?

«“Marci” ha una visione generale, cerca di capire chi potrebbe avere i requisiti per emergere. Ha anche scommesso su alcuni giovani che a Zurigo hanno fatto bene. Riesce ad instaurare rapporti di piena fiducia non solo con gli atleti, pure con i loro tecnici».

Alla vigilia degli Europei, come ct, chiedeva vis agonistica.

«Entusiasmo e orgoglio li abbiamo visti. Ma non basta. Molti atleti sanno “fare” la prestazione, però adesso diventa indispensabile realizzarla in gara. Lavoreremo sulla capacità competitiva. A Zurigo la spedizione era composta da 81 atleti, quando andremo a Rio ne vogliamo 35-40 pronti. L’Italia nei prossimi anni deve confrontarsi col mondo».

Fronteggiare il mondo diventa dura senza risorse. Per dire: il suo “collega” Conte guadagna 4 milioni di euro, lei...

«Io se non fossi ammalato di atletica non farei il commissario tecnico. Il mio è uno stipendio relativo: sono legato ai sentimenti. In Federazione non buttiamo un euro. Il nostro presidente Giomi si sta battendo per una distribuzione più equa dei soldi elargiti dal Coni».

Parliamo dell’atletica ferrarese?

«Passi avanti, nessuno. Anzi, forse qualcuno indietro. C’è una realtà disgregata che non riesce ad unire le forze e il Campo scuola non è gestito bene. Così è difficile crescere. Arduo individuare chi ha voglia di dare la scossa al movimento. Per questo la città dovrebbe concentrarsi su come valorizzare l’ambiente legato all’atletica».

Se non produciamo atleti, produciamo eventi.

«Sì, creiamo un movimento che faccia emergere Ferrara. E la nostra storia è la corsa».

La maratona, nel dettaglio.

«Se si ripensasse strategicamente a quale valore dare allo sport, probabile che il binomio col turismo diventerebbe una chiave importante. Calcio, basket, eventi agonistici: ogni volta che a Ferrara si fa questo, la gente viene dalle altre città. Creiamo opportunità. La corsa muove gente».

Valorizzare la maratona di Ferrara è problema da sempre all’ordine del giorno. A volte riemerge, altre finisce sotto il tappeto.

«La scomparsa di Corà, in questo senso, è una falla che si apre nel sistema. Lui riempiva un vuoto con generosità. Altre città alla maratona danno prestigio, la legano a cultura e turismo».

In città e provincia si corre tanto.

«Tutte le domeniche. E non ce n’è bisogno. Il mondo podistico ferrarese ha un giro di 300 appassionati: arrivano, corrono e tornano subito a casa. Invece bisogna diminuire le gare, coinvolgere società e polisportive. Costruire eventi. Una serie di gare con cross e mezzofondo, un circuito tipo “aspettando la maratona”».

Beh, finito il suo mandato in Federazione s’è trovato cosa fare.

«Sarebbe stato interessante occuparsene qualche anno fa. Sapete che in Qatar usano lo sport come strategia per porre il paese al centro del mondo? Vengo da tre anni di esperienza in Qatar e per loro lo sport è stile di vita».

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