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Spal, ecco Togni: lo manda Schiavon

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«Eros è più di un amico, ero spesso a Ferrara. Felice di essere qui ma non si vince da soli». Scolari, Conte e Zeman i maestri

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FERRARA. Presentazione ufficiale ieri del nuovo centrocampista della Spal, Romulo Eugenio Togni, brasiliano che arriva in prestito dall'Avellino e nei piani della società dovrà essere l'uomo guida del reparto.

«Sono felice di essere qui - dice il giocatore -, ho aderito con entusiasmo alla proposta della Spal, una società seria che mi ha desiderato. Tengo però subito a specificare una cosa: non è che perché uno ha giocato in A sia su un altro piano rispetto ai compagni, io sono come tutti: uno da solo, se non si chiama Maradona o Pelè, non cambia le cose. Io ora come tutti sono pronto a questa sfida».

Una lunga gavetta quella di Togni: classe 1982, è arrivato in Italia a 19 anni dopo avere fatto il settore giovanile interamente nel Gremio di Porto Alegre, squadra in cui ha avuto come allenatore anche Felipe Scolari, ex c.t. del Brasile: «Ci siamo incrociati per pochi mesi - prosegue - poi a 19 anni sono venuto in Italia con il mio procuratore del tempo che avrebbe dovuto portarmi al Venezia in B. Mi ritrovai invece a Belluno in Interregionale e lì è iniziato poi il lungo percorso in Italia».

Tra le tappe principali Arezzo, Sorrento e Pescara: «In Toscana ho avuto come allenatore Conte e quando incontri personaggi così bravi capisci subito il motivo per il quale abbiano poi fatto tanta strada. A Pescara invece c'è stato l'apice della mia carriera: una squadra straordinaria con Veratti, Insigne, Immobile. Quando Veratti è esploso, inevitabilmente sono andato in panchina ma non era un dispiacere perché era davvero un divertimento per gli occhi vederlo giocare».

E di Zeman che ricordo ha? «Straordinario, impossibile non avere un bel rapporto con lui, ho imparato davvero tanto». L'ultima annata ad Avellino dove ha trovato meno spazio: «Ho avuto un problema fisico a inizio stagione in Coppa Italia, mi è stato chiesto di giocare lo stesso e l'ho fatto ma è peggiorata la situazione. Ho avuto la pubalgia, mi sono curato a Bologna a spese mie e alla fine dell'anno ho anche giocato».

Condizioni attuali? «Ora sto bene, sono guarito, mi sono allenato regolarmente con l'Avellino e ho dato la mia disponibilità. Poi c'è un allenatore che ci vede e da qui a domenica deciderà».

Un ruolo fondamentale per il suo arrivo a Ferrara l'ha avuto Eros Schiavon, amatissimo ex giocatore biancazzurro e compagno di squadra di Togni ad Avellino: «Eros per me è un grande amico, eravamo sempre insieme e, se da un lato è contento che ora sono a Ferrara, dall'altro è dispiaciuto perché non sono più là con lui. È una persona splendida, ci conosciamo dai tempi di Belluno. Sono di famiglia a casa sua ed ero già venuto varie volte da lui a Ferrara. Mi ha parlato alla grande del tifo e del fatto che nonostante sia al Nord si tratti di una piazza dal grande calore. Cercheremo di fare di tutto per accontentarli».

Togni che ha origini italiane sia da parte di padre che di madre (Cremona e Valdobbiadene) è di Porto Alegre e si definisce un brasiliano atipico: «I miei compagni mi hanno sempre chiamato “il tedesco”, nel calcio di oggi non basta solo la tecnica ma bisogna anche correre». Tecnica è anche calci piazzati, con i tifosi spallini che si attendono gioie: «La tecnica è importante sulle punizioni, il mio mito è sempre stato Juninho Pernambucano, io appartengo ad una generazione che giocava a calcio in strada. Il mio idolo comunque è sempre stato Redondo uno dei centrocampisti per me più forti del mondo. Voglia di lavorare e impegno saranno le basi di questa mia nuova esperienza alla Spal».

Andrea Tebaldi

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