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Indiani, 3 frecce letali per la Spal

di Paolo Negri
Indiani, 3 frecce letali per la Spal

Serie C. Per i biancazzurri avvio choc in campionato: col Pontedera è un’umiliazione

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FERRARA. Volendo proporre una chiave di lettura ottimistica si può dire che... è meglio perdere una partita per 3-0 che perderne tre 1-0. Se si vuole essere equilibrati bisogna sottolineare che è bene attendere che la Spal si assembli, diventi squadra. Se si intende proporre una fotografia aderente a quanto visto ieri, allora va rimarcato che si è assistito ad un disastro atletico, tecnico, tattico, mentale e del risultato.

“Prima” da incubo

Peggior avvio di campionato, per la Spal, non poteva esserci: 0-3 al debutto, casalingo, contro il Pontedera. Una doccia gelata sull’entusiasmo del popolo biancazzurro (3.694 spettatori: 1.683 abbonati e 2.011 paganti). Certo, non è la prima volta che la Spal finisce ko all’esordio interno: 1-2 col Genoa nel 1974 (ma era la seconda giornata), 0-1 col Brescia nel 1976 (sempre alla seconda), 0-1 col Foggia nel 1978 (questo sì alla prima giornata). E nel 1992 ci fu lo 0-3 contro la Cremonese (al terzo turno, il secondo in casa di seguito).

Errori su tutta la linea

La Spal ieri ha evidenziato limiti preoccupanti, si tratta di capire se sono momentanei o nel dna di questa squadra. L’avvio è anche stato discreto, con iniziativa, possesso palla pressochè costante, attacchi. Sterili, purtroppo. Un colpo di testa di Gasparetto su corner di Filippini al 5’ (centrale, parata agevole), un altro di Fioretti al 10’ su cross di Filippini da sinistra (palla fuori non di molto). Punto. Il fatto è che il Pontedera di mister Indiani ha illuso di lasciare pallino alla Spal, non si è fatto decifrare (li aspettavi, i granata? O li andavi “a prendere”?). Al di là dei moduli (che vanno letti per lo schieramento in fase difensiva), la verità è che i toscani erano in superiorità in mezzo al campo, segnatamente nell’asse centrale. Grassi arretrava, si muoveva a piacimento, agiva tra le linee, non veniva mai marcato. Così la statuaria difesa spallina, non protetta, è andata in affanno non appena il Pontedera ha iniziato con le sue micidiali verticalizzazioni. Sensazione: con questi giocatori ed in questo momento, la Spal in mezzo non può giocare così, l’ideale sarebbe Togni centrale con due interni al fianco; e Landi è imprescindibile). Una debacle tattica cui si sono aggiunte le defaillances individuali. Al 22’ Gentile ha perso palla al limite, la linea difensiva non ha accorciato (non l’ha mai fatto) e Bartolomei ha toccato per Grassi che ha estratto un sinistro chirurgico, in diagonale, rasoterra: 0-1. Al 24’ pallone rubato a Germinale, lancio lungo, Scardina solo davanti a Menegatti che fa il miracolo. Nessuna idea, solo una zuccata di Gentile (fuori di nulla) su corner di Togni al 36’. Al 44’, su nuova verticalizzazione, Giani ha apprezzato male traiettoria e tempo, si è fatto scavalcare e poi ha solo potuto atterrare Scardina lanciato a rete: il difensore spallino è stato espulso. Al rientro dal riposo, mister Brevi ha proposto Silvestri per Ferretti e Landi per Gentile, con Lazzari terzino destro e assetto 4-3-2. Ma al 2’ Grassi, al limite, ha servito Settembrini per il sinistro vincente (nessuno a chiudere). E all’8’ Fioretti, già ammonito, ha rimediato il secondo giallo per una simulazione evidente. La Spal ha perso la testa, Filippini ha rischiato il rosso. Al 21’ il clamoroso “buco” di Legittimo ha innescato il rilancio del Pontedera per Madrigali che ha segnato con un indisturbato rasoterra .

Troppi equivoci

Ora si tratta di pazientare ma soprattutto di sgombrare il campo da tanti equivoci. La squadra è stata costruita privilegiando elementi di “struttura”, e ora si dice che il ritardo è dovuto alla... struttura. Ok, intanto chi ha tecnica fa la differenza: conta la qualità, non i centimetri. Poi l’addio a Sereni: chi ha deciso? Perchè? A profitto di qualcuno migliore? E, soprattutto, la sensazione è che tra Brevi e la società non ci sia la piena e necessaria sintonia. La questione dell’età-media (ieri subito sforata) ne è solo l’esempio forse più eclatante. Ma non il solo.

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