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Oggi il faccia a faccia tra mister Brevi e Mattioli

Oggi il faccia a faccia tra mister Brevi e Mattioli

Allenatore e presidente devono dissipare gli equivoci che sembrano esistere Tanti i limiti evidenziati dall’esordio. E tatticamente si passerà al 4-3-3

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FERRARA. Lenta. Statica. Pesante. Lunga. Larga. Senza idee. Senza gioco. Mai alla conclusione su azione manovrata (tranne una volta, forse). Inoffensiva. Vulnerabile. Fragile mentalmente. Nervosa. La Spal.

Veloce. Mobile. Agile. Corto. Stretto. Con un gioco efficace. Al tiro sempre su azione. Ficcante. Solido. Sicuro e paziente. Sereno. Il Pontedera.

I limiti dell’una (la Spal) ed i pregi dell’altro (il Pontedera) hanno determinato lo choccante 0-3 interno rimediato dai biancazzurri all’esordio in campionato. Anche le circostanze hanno inciso, sottolinea qualcuno. Non diremmo, giacchè le due espulsioni spalline sono state conseguenza di errori individuali strettamente legati alle defaillances collettive e singole di cui sopra. Con un pizzico di malcelata polemica potremmo dire che tutta la differenza tra Spal e Pontedera è stata simboleggiata dal leader toscano Grassi: tecnico, in continuo movimento, ora centrocampista aggiunto, ora trequartista, ora seconda punta, ora finalizzatore, ora assist-man. Non è stato marcato ed è risultato immarcabile, ha creato superiorità numerica in almeno due settori. Ad inizio estate Grassi figurava tra gli obiettivi di mercato della Spal - quando, come allenatore, veniva trattato il suo mentore Indiani - poi se n’è fatto nulla. Perchè misura... 1.60 o poco più (eccola, la polemica: nostra) e non ha struttura, verrebbe da dire: in questa Spal non può giocare. Questo è uno dei grandi equivoci spallini evidenziati dal debutto-no. Si è costruita una squadra “di struttura” (che magari darà i suoi frutti) perchè «in C le partite si vincono sfruttando le palle inattive». Mica vero. Alla base di tutto ci sono sempre la qualità, il gioco, l’organizzazione. In tutte le categorie. Poi è chiaro che non ci si impone solo con una dote ma servono mix ed equilibrio.

Un altro equivoco è stato di ordine tattico. Questa Spal, con una difesa così massiccia, lenta, statica, mai capace di accorciare, non poteva e non può giocare con una mediana “a due”. Togni è professore ed architetto, è intelligente, ha senso tattico (vedi quella chiusura al limite, nel primo tempo), non è non sarà mai un piè veloce ma sa stare in campo. Però dopo un pre-campionato a singhiozzo con l’Avellino non è al top della condizione, comprensibilmente. In virtù della contingenza, delle sue caratteristiche e della necessità di garantire protezione alla retroguardia e di assicurare più compattezza e densità alla squadra, sarebbe stato preferibile - e pare più indicato per il futuro - un centrocampo “a tre” con Togni perno centrale ed ai suoi lati due interni, dei quali uno (Landi) in grado di fare entrambe le fasi. Mister Brevi ha il pregio di essere attento osservatore, e non è un integralista. A Catanzaro non è arrivato subito alla quadratura del cerchio ma quando ha trovato l’assetto giusto i giallorossi hanno effettuato il salto di qualità. Ecco perchè crediamo che anche qui possa accadere lo stesso. L’inizio è stato orribile, però può aver fatto capire tante cose, e non a caso il primo correttivo potrebbe essere il passaggio al 4-3-3.

L’importante è che allenatore e società trovino quella simbiosi che al momento pare precaria, evidenziata dalla dialettica delle parti, da alcune reciproche insoddisfazioni e dalla questione età-media. Brevi ha concettualmente ragione quando afferma di decidere la formazione in base a scelte di campo e non di calcolatrice. Non è però credibile che in sede di approccio estivo e di questi primi mesi di lavoro la società non gli abbia esposto chiaramente la propria filosofia, il desiderio di accedere ai contributi (pieni, rispettando l’età-media di 25 anni, non “a scalare” a causa di sforamenti). Se il matrimonio tra Brevi e la Spal è stato celebrato, si deve ragionevolmente pensare che ci sia stata accettazione delle esigenze tecnico-programmatiche. Se così non fosse stato, si sarebbe solo alimentato quell’equivoco - non l’unico - che ora appare deleterio per tutti e che se non chiarito e risolto rischierà di esserlo sempre più. Di situazioni gestite, o subìte, un... pò così - dal caso Miglietta all’incomprensibile epurazione di Sereni - ce ne sono già state troppe. Forse è il prezzo da pagare ad un continuo processo di crescita. Ma sarà bene (ri)trovare totale sintonia tra tutte le componenti spalline (oggi a pranzo il costruttivo colloquio tra Brevi ed il presidente Mattioli). Solo così si potrà serenamente riuscire a far lievitare e portare a regime una squadra che domenica non è ancora apparsa tale, minata da troppi limiti che ci si augura momentanei. La sfida appare non semplice, ma stimolante e possibile. Si provi a vincerla con reciproca comprensione.

Paolo Negri

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