La Nuova Ferrara

Sport

«Se la Fipav Ferrara chiude il movimento salta in aria»

di Sergio Armanino
«Se la Fipav Ferrara chiude il movimento salta in aria»

Il presidente provinciale: sono qui da 30 anni, siamo un punto di riferimento Ma a 85 anni non si arrende ed è pronto a creare una onlus per la promozione

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. «Chi si occuperà di fare promozione sportiva nelle scuole, nei paesi, di seguire le società del Basso Ferrarese?». Sono alcune delle domande che si pone e pone Luciano Bratti, 85 anni, da 30 presidente provinciale della Federvolley. Quesiti conseguenti l’annunciata chiusura della Fipav a Ferrara per numero insufficiente di società affiliate. La riorganizzazione a livello regionale, infatti, impone un minimo di 30 club nella stagione appena conclusa: un parametro, come spiega Bratti, dal sapore squisitamente politico.

«Oltre il 40% dei comitati provinciali - riprende Bratti - dovrebbero essere assorbito da altri, secondo quanto proposto dalla Consulta generale, assemblea dei presidenti: è un taglio orizzontale, come ha fatto Petrucci per il Coni. Il risultato? Ora è rimasto il delegato provinciale e non ci sono più i momenti unitari in cui discutere».

E ricorda: «Dal 1942 lo sport in Italia è stato delegato al Coni e, nonostante la crisi, anche quest’anno il Coni ha ricevuto 400 milioni di fondi pubblici: da statuto dovrebbe occuparsi dell’attività sportiva dall’infanzia (art. 3), ma non lo fa».

E Bratti torna nel suo: «Il Comitato Fipav di Ferrara versa al nazionale circa 30mila euro all’anno fra affiliazioni e tesseramenti, ne tornano 4.500. Da tasse gara e altre attività abbiamo raccolto 100mila euro negli ultimi 9 anni, poi spesi nell’attività giovanile e nelle scuole. Il tutto con lavoro non pagato, volontario, per fare attività promozionale, non come avviene altrove che ci sono i funzionari che percepiscono 7.500 euro all’anno esentasse per rimborsi spese. Comune, Provincia, Carife, nessuno ci dà più niente da tre anni a questa parte, eppure non c’è una palestra che non abbia la rete per il minivolley, i palloni, appena ci chiedono qualcosa, noi la forniamo».

Ma le società affiliate la scorsa stagione erano 23: «Dovremmo arrivare a 29 quest’anno, ma non basta, loro le considerano dal numero di voti che possono esprimere, e sono quelle del 2013/2014. Anche arrivare a 30, adesso, non basterebbe. Sono i voti per la prossima assemblea elettiva del prossimo inverno che contano: questa è una manifestazione di potere».

La Fipav Ferrara, dunque, pare destinata a scomparire: «L’ultima proposta del presidente regionale è stata di fare 4 comitati forti, con Ravenna e la Romagna, Ferrara e Bologna, Modena e Reggio, Parma e Piacenza; è una proposta, dev’essere approvata a Roma, mentre da Bologna si spinge per abolire tutti i comitati provinciali e accentrare sul capoluogo regionale. Eppure, all’ultima riunione della Consulta regionale i Comitati di Modena e Ravenna si erano resi disponibili a cedere a Ferrara alcune società per farla arrivare a 31 affiliate già dalla scorsa stagione...».

Dunque, non c’è la volontà di guardare al lavoro svolto e alla sua prosecuzione: «La verità è che non si capiscono gli obiettivi. Sul territorio chi lavorerà? Chi farà il delegato provinciale? Chi lo nominerà? Avrà una sede?».

Bratti la vede grigia, ma non s’arrende: «Se va così, con Camerani (suo braccio destro da tempo immemore, ndr) pensavamo di creare una onlus, con l’appoggio del Comune, e curarare l’attività giovanile del volley per gli enti di promozione sportiva. Sì, perché la presenza sul territorio è essenziale: noi teniamo aperto il Comitato 6/7 ore al giorno, quando chiamano le società trovano chi risponde».

Un lavoro che ha pagato anche in termini numerici: «la scorsa stagione le società affiliate erano sì 23, ma con 1858 atleti tesserati, mentre nel 1989 le 45 società presenti nel Ferrarese avevano 1.200 atleti».

Bratti, poi, va oltre anche l’aspetto strettamente sportivo: «Abbiamo sempre fatto questo lavoro in funzione educativa per i bambini, la pallavolo è questo come sport, è una disciplina talmente veloce e meccanica che, se non hai un rapporto ottimale con i compagni, non funziona».

E torna alla mente la famosa lettera aperta che il ct azzurro Berruto scrisse ai genitori...

«Lo sport è ancora in attesa della legge quadro, e tutto è ancora delegato al Coni. Siamo gli ultimi in Europa, nelle scuole elementari non c’è, invece è dall’infanzia che si deve cominciare, perché è dall’adolescenza che iniziano le devianze...».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google