Il Sant’Agostino va oltre la Coppa
Ferrari: «Ora viene il difficile». Dirani del Reno: «Incognita girone B»
VIGARANO MAINARDA. Il Sant'Agostino doveva vincere, vista la peggiore differenza reti nei confronti del Reno, dopo gli scontri diretti con il XII Morelli. Ed i ramarri hanno centrato il loro obiettivo, scegliendo ancora una volta Vigarano come sede della propria sfida di Coppa: un campo che sembra portare bene alla squadra di mister Ferrari, che qui, alla prima uscita della stagione, aveva battuto il XII Morelli (1-0). Mercoledì sera è toccato al Reno, con un secco 3-1, frutto di un primo tempo assai cinico e concreto.
«Secondo me, abbiamo giocato meno bene della prima partita - dice Ferrari, mister del Sant’Agostino - ma siamo stati più pratici, soprattutto nella prima frazione: quando abbiamo affondato, abbiamo colpito. Contro un'ottima squadra, come il Reno, al di là del risultato finale. Siamo stati bravi e compatti tatticamente, ed abbiamo vinto meritatamente».
L'infortunio di Crivellari preoccupa?
«Alla fine del primo tempo, lo abbiamo sostituito e farà qualche accertamento - conferma il tecnico neroverde - ma dovrebbe trattarsi soltanto di una botta. Ora archiviamo momentaneamente la Coppa, concentrandoci sul campionato, sapendo che le difficoltà saranno maggiori, contro formazioni che non conosciamo. Ma ci faremo trovare pronti».
Il Reno può recriminare per non essere riuscito a tenere vivo il match, sciupando un paio di occasioni dopo l'uno-due del Sant'Agostino:
«A porta libera non facciamo gol - dice mister Dirani - mentre i primi due incassati sono frutto di ingenuità nostre. Loro sono una buona squadra, lo sapevamo. Hanno amministrato bene la partita e non hanno rubato niente, ma se entrava il pallone del 2-1 (tiro di Achimi alto; ndr) la partita poteva andare diversamente. A noi mancavano tre pezzi da novanta - Zinni, Buganza e Ferrari - ed abbiamo giocato con sei fuoriquota. Sono ragazzi che devono crescere. Sul piano atletico ci siamo, poi bravi loro ad amministrare il match. Il girone modenese-reggiano? Non lo conosco, al contrario di quello romagnolo. Però ce la giocheremo, cercando di imporre il nostro gioco». (mi.pe.)
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