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Il volley locale rischia? «No, basta abituarsi»

di Marco Nagliati
Il volley locale rischia? «No, basta abituarsi»

La chiusura del comitato provinciale allarma Bratti: il movimento salta in aria La Pareschi (Coni) è meno drastica. Bianchi: «Noi del basket delegati e felici»

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FERRARA. L’onda lunga della riorganizzazione e la nascita dei Coni Point. Definite le “case dello sport”. Cosa siano esattamente ancora non si sa, di certo è il progetto nato a Roma che intende chiudere le sedi provinciali per - nelle intenzioni - razionalizzare e contenere i costi. La mareggiata inizia a colpire anche le federazioni, parimenti a rischio fusione. Hai meno di trentadue società affiliate? Okay, finisci nel calderone con altre province. A Ferrara, disciplina il volley, sta accadendo questo e Luciano Bratti (presidente provinciale da 30 anni) è venuto in redazione lanciando l’allarme: «Chi si occuperà di fare promozione nelle scuole? Chi lavorerà sul territorio? Se la Fipav ferrarese chiude, il movimento salta in aria». Questo ha spiegato e documentato ieri Bratti. È davvero così? La rivoluzione finirà col ridimensionare l’attività di base?

Luciana Pareschi, delegato provinciale Coni, sospira. È stata la prima a dover subire l’effetto accorpamento. S’era allarmata. Battuta. Informata. La sintesi di tutto? «Che finora non è cambiato nulla. Continuo a svolgere la mia attività come sempre accaduto, l’unica vera differenza è che non ho più responsabilità amministrative. Questo comparto è passato a Bologna e quando ho spese da sostenere chiedo a loro. Che autorizzano e provvedono al saldo. La vera difficoltà sta nella struttura, nel personale: adesso siamo soltanto in due».

«Quando le nostre “faccende” sono diventate operative (leggi chiusura dei comitati locali Coni; ndr) era chiaro che poi sarebbe toccato alle Federazioni. Magari loro accusano maggiormente la decisione in quanto abituate ad avere ampia libertà d’azione. Il malcontento ci può stare, però devono capire che il Coni non può essere soltanto l’ufficiale pagatore: adesso vuole fare dei controlli. Non so se nel volley sono cambiate le cose rispetto a quanto concordato in passato. Sinceramente credo sia solo questione di abituarsi all’idea».

Un’idea alla quale s’è assuefatto Giorgio Bianchi, delegato provinciale della Federbasket. Già, perché la pallacanestro da qualche anno funziona così: l’attività fa capo a Bologna. Un impoverimento? Bianchi nega: «Capisco Bratti, all’inizio ero sgomento a pensare di non essere indipendente. Dover chiedere anche per acquistare una sedia. Ma alla lunga si va avanti grazie alla passione e all’entusiasmo». Che non si perde facendo questo piccolo passo indietro? «Sinceramente non avverto disagi - esclama di getto Bianchi -: la sede regionale non mi ha mai negato niente. Dall’organizzazione di manifestazioni a targhe per le premiazioni. Del resto, il progetto nasce a livello nazionale d’intesa con le federazioni. Se non hai 32 società, oppure organizzi meno di 2000 partite, vieni accorpato: diventi delegazione».

«A Ferrara, nel basket, è rimasto tutto come prima. L’attività locale continuo a gestirla io. Come il minibasket, ad esempio. Faccio riferimento a Bologna soltanto a livello contabile; l’unico neo è che prima eravamo in cinque ora devo fare tutto da solo. Quando hai autonomia assoluta ragioni in un certo modo, poi capisci che l’importante è non scomparire. Sono il trait d’union tra società e Federazione». Insomma, anche il volley può farcela.

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