«Vincere a Monza? Non dipende da noi»
Il pilota Red Bull: «Se la Mercedes sbaglia noi ci siamo»
Il Trofeo Lorenzo Bandini si conferma un importante palcoscenico per i giovani campioni di Formula 1. Quest’anno l’importante premio – consegnato domenica scorsa a Brisighella (Ravenna) – è stato assegnato all’australiano Daniel Ricciardo, autentica rivelazione del mondiale 2014 in grado di vincere tre gare e concludere otto volte su dodici davanti al quattro volte iridato Sebastian Vettel. Doverosa la prima domanda.
Se lo aspettava un risultato simile?
«No. Avevo fiducia a inizio anno, prima di Melbourne, ma non pensavo di essere così avanti e vincere tre volte».
È entrato nell’albo d’oro del trofeo Bandini, con i grandi della Formula 1.
«Sì, è un onore poter mettere il mio nome accanto a quello di tanti altri piloti che ho ammirato».
Domenica si corre a Monza, dove nel 2013 è arrivato settimo con la Toro Rosso: aspettative per quest’anno?
«Spero un podio. Per la vittoria, considerando la velocità della Mercedes, avremo bisogno di un loro errore. Insomma, non dipende solo da noi».
E per i prossimi Gp? Pensa si possa colmare il gap con le Mercedes o c’è solo da sperare nei loro errori?
«Con sette gare alla fine è possibile recuperare ma forse c’è bisogno di qualche errore. Dobbiamo essere pronti».
Al di là del rumore meno imponente, di cui si lamentano i tifosi, preferisce la resa del turbo o dell’aspirato?
«Per quanto riguarda il rumore è migliore quello del V8 dell’anno scorso, ma da guidare il V6 è bello. Quindi se facciamo qualcosa per il volume sarà a posto».
Cosa pensa dell’arrivo di Verstappen e forse Sainz alla Toro Rosso?
«Penso sia una cosa a cui deve rispondere Max Verstappen. Per me a 17 anni sarebbe stato presto, ma ognuno ha la propria strada».
Quali i suoi migliori ricordi in Toro Rosso?
«Forse l’Australia, la prima gara. Un incidente alla prima curva ma, rientrato ai box la squadra ha riparato la macchina e ho concluso nono, ottenendo i miei primi punti in Formula 1».
Quanto è importante per un giovane pilota correre per un team come la Toro Rosso?
«Per me è stata la condizione perfetta per imparare. Loro hanno avuto esperienza con altri giovani in passato. Nella mia prima stagione avevo accanto Giorgio Ascanelli e ho imparato molto da lui. Sono bravi a non creare troppa pressione».
Com’è il rapporto col suo compagno di squadra? È cambiato dopo le sue vittorie?
«No, Sebastian Vettel ha avuto molto rispetto per me. Era molto contento per me dopo la mia prima vittoria, ma anche dopo la seconda e la terza ha mostrato rispetto. Sono sicuro che gli piacerebbe essere lui a vincere le gare. Probabilmente io ora ho ancora più rispetto nei suoi confronti proprio perché lui ne ha mostrato nei miei. La nostra relazione è buona, la migliore possibile».
Ha vinto in Canada, Ungheria e Belgio, tre circuiti molto diversi: si sente un pilota completo?
«Sì, ma anche le gare sono state molto diverse. A Montreal e Budapest ero aggressivo, mentre a Spa più controllato».
La vittoria più bella?
«Probabilmente il Canada, indimenticabile, ma ero un po’ scioccato. In Ungheria ero più rilassato, ho realizzato prima di aver vinto, appena ho tagliato il traguardo. Forse ad Abu Dhabi coi doppi punti potrebbe essere ancora meglio»
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