Flop Ferrari, aria di terremoto ai vertici
Gp d’Italia. Alonso rompe il motore, Raikkonen 9º. E Marchionne fa sapere a Montezemolo: «Nessuno è indispensabile»
MONZA. Un terremoto ai vertici e un flop in pista. Passerà alla storia della Ferrari ma non come un'impresa questo Gp di Monza, destinato a segnare uno spartiacque per l'avvertimento del presidente della Fiat Sergio Marchionne. La sostituzione del presidente della Rossa Luca Cordero di Montezemolo «non è in agenda ma nessuno è indispensabile», ha chiarito dal Forum Ambrosetti di Cernobbio, mentre Fernando Alonso e Kimi Raikkonen 50 chilometri a sud erano alle prime battute dell'attesa corsa di casa, che lo spagnolo avrebbe finito dopo 29 giri con il motore spento e il finlandese al nono posto. Mentre sabato Montezemolo, chiarendo di aver dato a marzo alla Ferrari la sua disponibilità per altri tre anni, ha ammesso le difficoltà in pista evidenziando i «risultati economici e finanziari da record», Marchionne ha sottolineato soprattutto le delusioni sportive, stufo di «vedere gente in settima posizione o in dodicesima». Il presidente della Fiat, che controlla il 90% di Ferrari, ha detto che sui «risultati economici, i volumi, Luca ha fatto un grandissimo lavoro e gli faccio i miei complimenti». Ma, ha aggiunto, «il cuore di Ferrari è quello di vincere in Formula 1. Vedere la Ferrari in queste condizioni avendo i migliori piloti, box di una qualità eccezionale, ingegneri che sono veramente bravi, vedere quel sistema lì e vedere che non vinciamo dal 2008... Mi dà un fastidio enorme vedere da troppo tempo le cose che non vanno bene». Frasi che suonano come un atto di sfiducia, rendono sempre più realistico il divorzio fra la scuderia di Maranello e Montezemolo, e rimbalzano in un box alle prese con l'ennesima delusione stagionale. Queste tensioni fanno male all'immagine della Ferrari? «Io so che non fa bene all'immagine della Ferrari avere una macchina fuori e una nona», è la replica del team principal Marco Mattiacci, affatto pentito di aver lasciato il suo ufficio Ferrari a Manhattan per sostituire ad aprile Stefano Domenicali, che vive a due passi dall'autodromo e dopo quasi cinque mesi in mattinata è tornato nel paddock per salutare amici, ex colleghi e quell'Alonso il cui futuro è al centro di rumors quasi quanto quello di Montezemolo. «Alonso sa che per tornare al top dobbiamo attraversare momenti difficili come questo, di ricostruzione e normalizzazione del team», ha chiarito Mattiacci, mentre lo spagnolo rimuginava su una gara andata storta. «Oggi potevo finire sesto, ma un sesto posto o il ritiro non cambiano le mie idee per il futuro e il desiderio di vincere, spero di riuscirci al più presto - si è rammaricato dopo il primo ritiro stagionale, dovuto a un guasto elettronico -. Purtroppo è sempre amara la sensazione di non vedere la bandiera a scacchi, soprattutto con questo tifo in tribuna. E il resto della stagione non sarà molto diverso». Il discorso vale anche per Raikkonen, tornato in posizioni di rincalzo dopo aver sfiorato il podio a Spa: «Ho lottato ma semplicemente - ha spiegato - non avevo la velocità per superare le macchine davanti a me».
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