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Spal, situazione sconcertante

di Paolo Negri
Spal, situazione sconcertante

Serie C. Avvio choc, numeri impietosi. Quali rimedi? Difesa “a 5” e una vittoria per compattare tutti

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FERRARA. 2, 0, 0, 2, 1, 6, 0...

Non “diamo i numeri”. Sono semplicemente le cifre che evidenziano il disastroso avvio di campionato della Spal: 2 partite giocate, 0 vittorie, 0 pareggi, 2 sconfitte, 1 gol segnato, 6 reti incassate, 0 punti in classifica. Impatto peggiore non ci sarebbe potuto essere.

Cosa non va

In casa biancazzurra sta funzionando nulla. Ma proprio nulla. Difesa colabrodo, centrocampo che non filtra e non fa gioco, attacco improduttivo. Non c’è gioco, non c’è condizione atletica, la maggioranza dei giocatori sembra perfino inadeguata. La retroguardia è di una lentezza imbarazzante, oltretutto vengono subìti gol a causa di errori banalissimi. Tipo quelli di sabato a Savona: sul primo, tutti fermi; sul secondo e sul terzo, tutti verso il pallone, con la testa per aria, senza guardare l’uomo e lasciando libero l’avversario che tanto una volta quanto l’altra ha potuto concludere indisturbato. Possibile? Difficile crederlo, ma questo è quanto sta dicendo il campo. E così diventa anche difficile individuare una soluzione, dire dove vanno messe le mani.

Priorità alla difesa

Il modulo è un rompicapo. La Spal ha sostenuto la preparazione, ha giocato amichevoli, Coppa e prima di campionato col 4-2-3-1. Sabato a Savona si è passati al 4-3-3, per tentare di dare maggior compattezza al centrocampo, alla squadra, e proteggere meglio la difesa. I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Eppure, a priori, non c’è dubbio che proprio il 4-3-3 sembra il sistema che meglio possa calzare agli uomini in organico. Ma alla fine si fa largo una sensazione, ovvero che la scelta del modulo giusto sia un vero rebus. Perchè... non è questione di modulo ma di giocatori. Per questo bisogna rassicurarsi, correggere ciò che non va: troppi i gol al passivo, 3 a gara. Un paradosso per mister Brevi che nella scorsa stagione col Catanzaro ne ha incassati appena 17, miglior difesa della Lega Pro. Qui, in due gare, Brevi ne ha presi in quantità superiore a 1/3 di quelli patiti a Catanzaro in tutto il campionato. Ma se un allenatore è attento e bravo a curare la fase difensiva, se la sa insegnare, se trasmette i concetti giusti, lo sa fare a Catanzaro come a Ferrara. Quindi il problema in tal senso non può essere il tecnico. Per questo, per tentare di giungere al necessario equilibrio, non ci meraviglieremmo se l’allenatore decidesse di cambiare ancora e di passare ad una retroguardia con tre difensori centrali, con uno pronto a staccarsi un passo dietro. Dopo, lo si chiami 5-3-2 o 3-5-2: sono dettagli. L’evidenza è che servono certezze, quelle che al momento mancano, su tutta la linea: la squadra non ne dà, l’allenatore di conseguenza non ne ha ed a sua volta non riesce a trasmetterne. La difesa spallina va protetta e deve proteggersi. Ma se dopo quasi due mesi di lavoro e due giornate di campionato siamo a questo punto, con modulo da definire e condizione in ritardo, il quadro non può che essere ancor più preoccupante.

Dubbi e soluzioni

Giocatori non all’altezza? Più di uno pare così. Ma guardi i curriculum, vedi dove e quanto hanno giocato, e ti interroghi ancor di più, perchè il passato depone a loro favore. Squadra costruita senza i giusti equilibri? Può essere. Contraddizioni di mercato e tecnico-tattiche? Tante. Necessità di dare tempo ad un organico profondamente rinnovato? Sì, certo, anche se nel calcio non esistono verità in un senso o nell’altro. E allora, come uscirne? Con un pizzico supplementare di pazienza, con molta obiettività (al momento non si può pensare al vertice, ma a mettersi al sicuro) e battendo il Santarcangelo sabato al “Mazza”: vincere ricompatterebbe tutto l’ambiente e aiuterebbe a trovare la strada giusta.

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