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ATLETICA LEGGERA

Quando Benvenuti è volato sull’Olimpo

L'atleta ferrarese che detiene il record italiano di salto in alto
L'atleta ferrarese che detiene il record italiano di salto in alto

SALTO IN ALTO: 25 anni fa, il 12 settembre 1989, l'atleta ferrarese stabiliva il record italiano ancora imbattuto dopo un quarto di secolo

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FERRARA.  Fra tre giorni, venticinque anni orsono. Verona, 12 settembre 1989: il ferrarese Marcello Benvenuti mette l’asticella a 2,33 e la supera al terzo tentativo. Vince il meeting internazionale davanti al polacco Artur Partyka ed entra nella storia. Non per il successo, bensì perché quella misura diventa record italiano. E un quarto di secolo dopo, quel salto nessun italiano l’ha ancora battuto. «Mi ricordo tutto di quel pomeriggio: l’entrata in gara, il salto... Il fisico invecchia, la mente rimane giovane».

Benvenuti (50 anni) ieri è salito in redazione per un brindisi virtuale. E per raccontare i sapori di quel giorno che poteva rappresentare il salto di qualità, il volo verso le pedane mondiali. Invece arrivò la pubalgia. Marcello, niente malinconia e racconti come ha vissuto quel settembre dell’89: «Sono sincero, all’inizio della competizione non avvertivo sensazioni particolari. La mia filosofia è sempre stata, prima di tutto, vincere la gara; poi, semmai, pensare alla misura. Arrivavo dal personale di 2,27 e passai il 2,15 soltanto al terzo salto. Quell’anno avevo conquistato tutto, compresi i campionati italiani indoor ed outdoor». A Verona, dopo le prime schermaglie, scatta la competizione con Partyka: «Il polacco che l’anno dopo vinse gli europei indoor (2,33 a Glasgow; ndr). Di fatto mi tira la volata, lo batto con 2,30. È il mio record personale. Adesso sì, sento qualcosa nell’aria. Faccio mettere l’asticella a 2,33». E... «E la salto al terzo tentativo. Record italiano. Entro nella lista degli atleti di valore internazionale, che possono partecipare ai grandi meeting mondiali». Cos’ha provato una volta salito sul podio? Benvenuti ti fissa negli occhi: «Un senso di liberazione. Essendo basso di statura ero sempre stato considerato saltatore di secondo piano, per vestire l’azzurro mi chiedevano di superare 5 cm più degli altri. Ma io sapevo che avevo le gambe per arrivare almeno a 2,30 e oltre. Prima di Verona avevo fallito la misura sette-otto volte, ci ero vicino».

Un quarto di secolo dopo, quella giornata è ancora una pagina viva dell’atletica italiana. «Onestamente non pensavo che il record potesse durare così tanto. Ero un atleta normodotato: non alto, né velocissimo. Avevo esplosività». E la possibilità di andare ad esplorare il mondo. Competere con i big. Invece compare la pubalgia. Un anno di stop, di cure. Terapie. Speranze. Illusioni e disillusioni. La carriera è finita. «La stagione in cui dovevo concretizzare anni di lavoro... A 25 anni feci il 2,33, attorno ai 27 ho capito che non potevo andare oltre: la pubalgia mi ha stroncato la carriera. Uno sbilanciamento del bacino, già nell’89 avvertivo fastidio. Un problema che sostanzialmente non si può curare: devi solo star fermo. Ad un certo punto faticavo a camminare. Quindi stop di 5 mesi e una ripresa graduale, ma il dolore non passava.

Altri 6 mesi senza allenarmi. Poi ho ripreso piano piano, gare comprese. Ma sentivo dentro che non avrei più raggiunto misure importanti. Potevo raccogliere i frutti, ero tra i primi dieci al mondo: Ferrara, nell’atletica, rimane molto conosciuta per la maratona e pochissimo per Benvenuti». Si scorge un umano filo di rimpianto, ma il destino - per quanto salti - non sempre lo puoi superare. Cussino fino ai 20anni, poi nel gruppo sportivo Carabinieri: Marcello ha smesso a 33 anni. Ma l’atletica è ancora il suo universo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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