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Scuola Calcio e Centese a braccetto

Scuola Calcio e Centese a braccetto

Sul palco del palasport presentato un progetto comune. Apprezzato da Lodi

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CENTO. Scuola Calcio Centese, Us Centese Calcio e Comune insieme, sul palco della 430ª “Fiera di Cento”, per annunciare una sempre più vicina unità tra il settore giovanile e la prima squadra di Cento. Domenica, serata di presentazioni e di sinergie per il settore calcistico che porta il nome e i colori della città. Schierata con 250 ragazzi, dagli Allievi del '98 ai Piccoli Amici del 2009, si è tolta i veli la Scuola Calcio Sporting Centese. Sul palco del palasport, con i suoi oltre venti allenatori e altrettanti dirigenti, il direttore tecnico Claudio Scagliarini e il presidente Marco Amelio, la Scuola Calcio ha mostrato tutti i passi in avanti compiuti in questi sette anni di attività.

«Oltre al bel calcio giocato – ha sottolineato Amelio - siamo una Scuola Calcio riconosciuta dalla Federazione, sempre presente ai campionati provinciali, interprovinciali e regionali, e con progetti di solidarietà realizzati a favore dell'Abruzzo, di Haiti e delle Caritas. Ma il vero problema sono gli spazi e le strutture. Da qui, il ragionamento con Comune e Centese Calcio per creare un'unica rappresentanza sportiva del territorio centese. Vogliamo che i nostri ragazzi abbiano una continuità con la nostra realtà calcistica centese».

A seguire, con la presentatrice Patrizia Po e lo speaker ufficiale Guido Bonzagni, la presentazione della Us Centese Calcio. Sul palco, con il direttore sportivo Stefano Volta e l'allenatore Vito Santeramo, preparatori, dirigenti e collaboratori, e «una squadra che punta in alto, vuole crescere e vincere».

Con loro, anche il sindaco Lodi che ha parlato del percorso intrapreso negli ultimi mesi dall'amministrazione con le due società: «Un progetto che è ormai alle battute finali. L'obiettivo è quello di unire il settore giovanile e la prima squadra, andando così a rafforzare un settore che merita. Con la voglia di collaborare, si sta tentando di arrivare ad una forma societaria che, pur nel rispetto delle reciproche specificità, faccia da collante tra le due realtà».

Beatrice Barberini

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