Calderoni sesto ai Mondiali: «Ho dato il massimo, bene così»
FERRARA. «Quando dai il cento per cento in allenamento, e alla gara più importante dell'anno ti rendi conto che non avresti potuto fare di meglio, non si può che essere soddisfatti». È riassunto in...
FERRARA. «Quando dai il cento per cento in allenamento, e alla gara più importante dell'anno ti rendi conto che non avresti potuto fare di meglio, non si può che essere soddisfatti».
È riassunto in poche parole il pensiero di Pierre Calderoni, appena atterrato dalla spedizione in azzurro ad Amsterdam dopo i campionati del mondo di Pararowing. È tornato subito al Cus Ferrara, per insegnare a remare ai giovanissimi del Campus Game e raccontare le sue esperienze. Larghi sorrisi, nessun rammarico, un sesto posto che potrebbe non appagare a pieno dopo un anno di sacrifici, eppure lo spirito dell'atleta ferrarese è sempre lo stesso, quella voglia di vedere il bicchiere mezzo pieno che lo ha portato a pochi passi dal podio iridato.
Tanti mesi di allenamenti tra Ferrara, per ritrovare la forma dopo un anno di stop, e Sabaudia, per crescere come equipaggio. Quale era l’umore alla vigilia del mondiale?
«Il morale era alto - racconta Calderoni - e sapevamo di aver dato il massimo fino alla partenza per l’Olanda. Alle qualificazioni avevamo già visto un paio di outsider in gran forma, ma io e la mia compagna di barca, Florinda Trombetta, abbiamo deciso di non pensare agli avversari e di fare la nostra gara, senza risparmiarci e senza controllare».
Il giorno della finale, il vostro obiettivo era ancora il podio.
«Con i tecnici azzurri abbiamo visto i tempi delle qualifiche e abbiamo deciso di attaccare da subito, per provare a osare un ritmo alto, un’ultima carta in mano per giocarcela con Germania e Brasile. Gli equipaggi di Ucraina e Australia, a meno di errori clamorosi comunque possibili per via del vento, sapevamo ci sarebbero stati davanti».
Al via della finale la Francia ha tirato fuori dal cilindro la gara della vita.
«In tre minuti e mezzo di gara devi imprimere sui remi tutto il lavoro di un anno. Noi lo abbiamo fatto, siamo partiti forte, abbiamo rilanciato l’azione a metà gara, ma la Francia ha remato alla grande, si è piazzata sul podio e noi, Germania e Brasile, eravamo tutti lì a pochi decimi da una medaglia. Siamo arrivati sesti, ma bisogna ammettere candidamente che i tre equipaggi arrivati a medaglia erano più forti di noi».
Al ritorno in Italia qual è stato il tuo primo pensiero?
«Arrivato a Ferrara mi sono sentito sereno, perché dell’ultimo anno non cambierei nulla di quanto è successo. In genere si vuole staccare per un po’, ma io ho ancora tanta voglia di remare e il mio anno di pausa dopo Londra 2012 mi ha ricaricato. Sono sceso in barca, ho ricominciato ad allenarmi a Ferrara con il mio compagno in azzurro Luca Lunghi e con il resto del gruppo agonistico del Cus. Io e Luca vogliamo andare in Brasile, e dobbiamo farci trovare ancora pronti tra due anni per trovare un carrello su una barca che porta a Rio 2016».
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