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Spal, nuove soluzioni di crescita

di Paolo Negri
Spal, nuove soluzioni di crescita

Serie C. Difesa “a 5”, De Cenco e miglioramento atletico tra le ragioni dei progressi. Ora le conferme

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FERRARA. I numeri parlano chiaro. Anche per questa Spal. Primo bilancio di stagione, cifre a confronto:

2 partite (quelle iniziali) e 2 sconfitte, 0 punti, 1 gol segnato e 6 incassati

3 partite (quelle successive) e 2 vittorie intervallate da 1 pareggio, 7 punti, 5 gol realizzati e 1 (su rigore, regalato ingenuamente) al passivo

Sarebbero sufficienti questi dati per illustrare l’evoluzione avuta dalla Spal dopo lo choccante avvio di campionato. L’apice dell’inversione di tendenza è stato toccato domenica con la partita contro l’Ascoli. Successo e, soprattutto, la miglior prova fornita finora dai biancazzurri. Prestazione probante perchè fornita in un momento non semplice (terza gara in nove giorni, assenze concentrate nel reparto arretrato) e contro l’avversario più quotato tra quelli affrontati finora. La Spal si è mostrata all’altezza, ha evidenziato chiari miglioramenti ed è emerso che esistono soluzione alternative.

Un po’ per la contingenza, un po’ - probabilmente - per convinzione, mister Brevi è passato alla difesa “a 5” arretrando Capece al centro del reparto arretrato ed inserendo Landi a metà campo. Diciamo per convinzione perchè Filippini mezz’ala (uno degli accorgimenti dettati dal nuovo modulo) era stato provato già nel corso degli allenamenti della settimana precedente al doppio confronto con Gubbio (mercoledì, quando la Spal si è schierata ancora col 4-2-3-1) e Ascoli: evidentemente l’allenatore coltivava già l’idea di un cambiamento del sistema tattico, indipendentemente dalle assenze che poi hanno indotto o accelerato lo stesso.

Non affermiamo con perentorietà (serviranno verifiche, conferme) che la novità abbia determinato i progressi che sono stati sotto gli occhi di tutti. Sicuramente c’è stata una concomitanza di fattori (la squadra, ad esempio, è parsa in crescita sotto il profilo fisico: per caratteristiche non sarà mai brillantissima, di grande passo, ma è indubbiamente sembrata molto più sciolta ed ha anche tenuto la distanza senza eccessivi problemi) ma è certo che le variazioni sono state propedeutiche alle necessità del confronto con i marchigiani. Si è vista una Spal più stretta, corta e compatta, che ha lasciato meno varchi (anche se si dirà che già col Santarcangelo ed a Gubbio era stato concesso poco o nulla). Questo quantomeno per la fase difensiva, perchè a tratti - soprattutto nel primo tempo - si è notata eccessiva distanza tra Fioretti ed il resto della squadra, col centravanti isolato, senza nessuno (o quasi; o raramente) che accorciasse, accompagnasse, andasse a sostegno consentendogli delle soluzioni. Forse una questione di “coperta”, forse di peculiarità degli uomini a disposizione. E’ chiaro che il lavoro deve tendere al raggiungimento degli equilibri ideali, è altresì importante che i progressi ci siano stati, ci siano, ed il grado di competitività della Spal si sia innalzato. Grazie anche ad altre risorse. Tipo Legittimo difensore centrale (probabilmente la sua collocazione ideale). O l’inserimento a gara in corso di Finotto, che ha dato cambio di passo e profondità. O quello di Caio De Cenco. L’attaccante - avviato verso la miglior condizione dopo lo stato post-bronchite che lo accompagnava al suo arrivo - ha avuto un impatto determinante, ha mostrato un ampio ventaglio di qualità, consentirà a Brevi diverse soluzioni offensive (punta unica, seconda punta, complementarità sia con Fioretti che con Germinale).

Se l’allenatore chiede una Spal poliedrica, in grado di interpretare vari spartiti, la gara con l’Ascoli ha dimostrato che la cosa è possibile. Ora, e già con la Lucchese, bisogna dare seguito ai progressi. La missione è questa.

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