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Idee, linee guida, suggerimenti Ma anche passerella e chiacchiere

Idee, linee guida, suggerimenti Ma anche passerella e chiacchiere

FERRARA. Mai avere eccessive aspettative, specie quando la platea è così vasta. Tuttavia, nel 2014, specialmente a Ferrara, dopo la lunga crisi generale, quella della banca cittadina, da sempre...

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FERRARA. Mai avere eccessive aspettative, specie quando la platea è così vasta. Tuttavia, nel 2014, specialmente a Ferrara, dopo la lunga crisi generale, quella della banca cittadina, da sempre sponsor a pioggia per ogni iniziativa sportiva, e le conseguenze del terremoto, un segno di maturazione ce lo si aspetta. Invece, anche ieri alla Consulta dello sport, c’è chi ha fatto perdere tempo, facendo passerella ed elencando i propri meriti. Auguri all’assessore Merli, che dovrà fare i conti anche con questa mentalità. Tuttavia, non sono mancati gli spunti interessanti, talvolta difficili da seguire “grazie” al brusio di sottofondo.

Patrizio Fergnani, del Ferrara Tchoukball, oltre a spiegare le tante peculiarità di questa disciplina, «portata in città dai ragazzi dell’oratorio di viale Krasnodar nel 2006», ha rimarcato le «160 ore d’impegno gratuito nelle scuole di Ferrara e Bologna».

Luciano Bratti, presidente Fipav, snocciolando dati sul disagio giovanile ed elencando leggi antidiluviane che regolano lo sport in Italia, additando le responsabilità della politica, ha denunciato: «Non c’è un processo di educazione, se nelle scuole primarie non c’è lo sport».

Massimiliano Urbinati, dirigente scolastico delle medie Dante Alighieri, ha proposto quattro punti per la scuola: «La “mission”, ossia l’offerta di qualità nella concezione educativa, a me interessa più il fair play del risultato sportivo; la “vision”, quello che la scuola può fare, ossia perseguire obiettivi smart, raggiungibili e chiari, che si ottengono solo collaborando con le realtà sportive; la competenza, che consenta ai bambini d’imparare una pratica sportiva; il metodo, ossia lavorare assieme».

Enrico Balestra, presidente Uisp, ha riassunto per parole-simbolo il senso dell’incontro, passando da «costituente» a «coraggio e disponibilità», come elementi che ciascuno deve mettere in gioco, a «pari dignità», chiedendo infine all’amministrazione l’osservatorio delle attività, il monitoraggio degli impianti e il calendario degli eventi.

Giuseppe Alberti del Cip (Comitato italiano paralimpico), ha segnalato che i ragazzi smettono di praticare sport «nel 70% dei casi perché si annoiano. La formazione dei tecnici è fondamentale», aggiungendo che «non vogliamo eventi sportivi per raccogliere soldi, ma eventi che integrino la disabilità».

Matteo Provasi, per il Csi, è stato tranciante: «O si prova a crescere tutti assieme, o si muore pian piano ognuno per conto proprio. Bisogna fare sistema, nell’ottica di recuperare fondi, energie, interesse. Però, non siamo tutti uguali: c’è chi finge di essere ente o associazione per fare business», proponendo di tornare a fare politica per trovare risposte alla crisi e indicando nella specializzazione la via di salvezza per il volontariato.(s.a.)

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