Passione Mobyt «I tifosi e la grinta per essere al top»
Basket A2 Silver. Domani l’esordio con Scafati Coach Furlani fa le carte al nuovo campionato
FERRARA. Il cuore e la testa. I tifosi e la pressione. Un frullato di emotività nel pieno di una, presunta, mini-rivoluzione copernicana. La Mobyt dell’anno quarto dell’éra Furlani (in verità tre e mezzo, visto che due stagioni fa partì Morea poi esonerato a gennaio) prova a cambiare pelle. Giusto un po’, a dirla tutta. Che con la difesa, spesso, si vincono le gare importanti. Dunque, sarebbe suicida sottostimare un aspetto fondamentale del basket. Comunque sia, il team biancazzurro cerca qualche bollicina offensiva in più e proprio per questo ha optato per la soluzione “due esterni” Usa. Domani parte la giostra del campionato: alle 18 al Pala Hilton Pharma arriva Scafati. Coach Furlani mette sul tavolo le carte e interpreta il momento.
Coach, possiamo dire che sta trasformando la Mobyt come una squadra di Zeman: un gol in più piuttosto che uno in meno?
Sorriso. Piccola increspatura in fronte.
«Beh, cercherei di evitare questo estremismo. Anche perché non so se sarei in grado di reggere fino alla fine. Subire 45 punti in 20’, oppure 98 al 40’ non significa poi che ne fai sempre 99. Restiamo lontani da questo tipo di abitudini cestistiche. Semplicemente, avere scelto due esterni Usa vuol dire per i giocatori essere - nel corso della partita - a volte più gregari e altre più protagonisti. Non è un passaggio semplice: le qualità ci sono, però non sempre è automatico rinunciare a qualcosa per dare agli altri».
Alla ricerca dell’equilibrio nell’universo Mobyt...
«Esattamente: stiamo cercando il nostro equilibrio. Evito di parlare di chimica di squadra: questo concetto lo lascio agli altri, quelli che parlano bene».
Il precampionato cos’ha suggerito?
«Che con l’equilibrio possiamo battere chiunque; senza siamo in balìa di tutti. Privi di fisicità ed intraprendenza subiamo un po’. Sono preoccupato, ma non spaventato. Tutta la squadra è un “progetto” che sta crescendo: essere al top adesso sarebbe anomalo».
Deve entrare sempre più nel cuore e nella testa dei giocatori?
«Nella testa, senza dubbio. Ma per le questioni tecnico-tattiche».
E nel cuore?
«Sono i tifosi che devono emozionare i giocatori. Colpirli nell’anima. I nostri due Usa (Hasbrouck e Huff; ndr) non hanno ancora visto cosa i tifosi rappresentano per Ferrara. Non sanno ancora cosa significa trovarsi davanti al nostro pubblico. Io so cosa abbiamo lasciato: palasport pieno e appassionato dopo il playoff con Mantova, che ci applaudiva pur sconfitti. La gente ci ha seguito con affetto: ho visto giocatori uscire piangendo perché volevano regalare altre soddisfazioni. Ecco, vorrei ripartire da lì. Le emozioni al cuore dei giocatori le danno i tifosi. Io, al massimo, ai ragazzi do qualche calcio nel sedere».
La prima in casa è un pericolo?
«Diciamo che ci tocca una rivale piuttosto difficile come Scafati. Speriamo di non sentire troppo la pressione. Scafati ha fisicità da vendere ed è reduce da una prestagione importante: ha perso solo con Ferentino qualche giorno fa. Schiera italiani esperti (Ghiacci, Ruggiero, Bisconti; ndr), che sanno come muoversi. Ha due Usa di grande impatto atletico (il play Hamilton e l’ala/guardia Simmons; ndr). Inoltre è allenata da uno dei tecnici più capaci della categoria (Ponticiello; ndr). Senza dimenticare che la società ha una certa tradizione e questo entra nella testa dei giocatori».
Anche i suoi non sono pivellini...
«Siamo considerati una squadra importante perché abbiamo mantenuto il nucleo dell’anno scorso. Ma abbiamo cambiato i due Usa, stravolto il modo di “fare” basket rispetto al passato. Dobbiamo inserire Hasbrouck e Huff deve capire come affrontare la pallacanestro europea. Siamo in divenire: dobbiamo avere pazienza».
Insomma, stringere i denti.
«Dobbiamo lottare. La grinta e le voglia fanno diventare idoli anche quei giocatori che magari non avrebbero le qualità per esserlo».
Troy Huff?
«Ci sta mettendo molto del suo. Si impegna. Ed i compagni per lui rappresentano un esempio da seguire. Huff si trova in una realtà in cui è cambiato il modo di intendere il basket, deve consolidarsi. E in difesa deve crescere».
E addio spirito Zemaniano...
«Diciamo che in retroguardia cerchiamo di nascondere le sue attuali difficoltà. Del resto non va dimenticato che è un rookie, debutta da professionista. Se pensiamo a quanto ci ha fatto penare l’anno scorso Jennings all’inizio... E poi alla fine quanto è stato dominante in certi periodi. Inoltre è innegabile che sto cercando di fare diventare la squadra il più lunga possibile». Pipitone, Bottioni, Ghirelli: la chiamata è per voi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
