«Lo sport dovrà avere pari dignità e risorse»
Parla l’assessore Merli: Idee, progetti, obiettivi per la delega ricevuta lo scorso giugno
FERRARA. È arrivato il suo momento. Dopo l’insediamento della giunta, una normale fase di studio, i primi incontri importanti, con i colleghi della nascitura Area vasta e con le realtà cittadine, i tempi sono maturi per un primo punto con Simone Merli, assessore allo Sport dalla metà del giugno scorso.
Assessore, qual è la situazione che ha trovato?
«Dopo 3 mesi d’incontri individuali, gente del mondo sportivo che chiedeva di conoscerci e fare due chiacchiere, è emersa l’assenza di una politica sportiva in questo Paese. Lo sport è sempre il primo a cui tagliare i fondi: tagli poco attenti, senza capire il valore che ha nelle comunità e quanto attraversi le singole vite, direttamente o meno: dalla pratica personale o di un proprio congiunto, al tifo, fino a seguirlo alla televisione, che ne passa tantissimo... Lo sport attraversa tutto, tranne la politica. Non c’è un ministro allo sport, la delega ce l’ha Delrio, e il Coni la fa da padrone».
Sono decenni che lo Stato ha abdicato al Coni...
«Vero, ma qual è il futuro? I Comuni dovranno occuparsi da soli d’impiantistica? Dovranno costruire le palestre delle scuole? O è una tematica da condividere a livello nazionale? È una riflessione da fare, pur nella difficoltà economica quotidiana».
Qual è la strada?
«Smettere di tagliare, a tutti i livelli, sulle politiche sportive. Non vuol dire dare soldi a fondo perduto, ma, davanti a progettualità vere, che lasciano un’eredità, il pubblico deve finanziare. Chiedo soldi a disposizione, fondi ai quali concorrere con dei progetti».
Soldi di chi?
«Del governo: se li dà tutti al Coni, non va bene. Serve un ministero dello sport finanziato, non la delega totale al Coni, perché non basta. È stata fatta una politica per l’edilizia scolastica, perché il Paese non va avanti se le scuole crollano; si è deciso d’investire nella cultura e in un patrimonio unico al mondo, che abbiamo solo noi in Italia e che crolla: ecco, lo sport deve avere pari dignità. La maggior parte dei bambini va a fare sport al pomeriggio, non a scuola, ma torna a scuola arricchita nella salute e nella socialità. Lo sport è un fatto culturale, non un gioco che si può non fare».
Solo a livello centrale?
«No, anche da qui, dall’Area vasta, con Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Bologna città metropolitana: da qui, dall’Emilia Romagna, deve partire un esempio per l’Italia, con un assessore regionale con delega forte e finanziata».
In Europa ci sono bandi dai quali attingere?
«Scuola, cultura, turismo, commercio vanno uniti allo sport. Un evento sportivo non sarà anche un fatto economico? Riusciamo ad aumentarne il valore? È in questa prospettiva che vanno impostati il ragionamento e la ricerca di fondi».
A Ferrara città delle biciclette manca un evento sportivo-turistico sul ciclismo?
«Manca, certo, e manca un luogo d’allenamento. È una città delle biciclette dimezzata, perché non lo è diventata fino in fondo: la bicicletta è un modo di stare, di muoversi, di essere. Per esempio, quanti giovani di recente sono diventati creatori di nuove biciclette? Tanti. Poi, c’è un aspetto legato alla sicurezza: il pedone o il ciclista deve aspettare che passino le macchine, anche se hanno la precedenza. E poi, anche i ciclisti: viaggiano contromano, lasciano le bici attaccate ai pali e ostruiscono i passaggi sul marciapiede... Sono responsabilità individuali, certo, ma anche un problema culturale».
Facciamo un passo indietro. Com’è, la situazione impiantistica a Ferrara?
«Nelle scuole ci sono alcune palestre da sistemare, la Tumiati non ce l’ha proprio. Tra i nostri obiettivi per i prossimi anni c’è dotare di palestre le scuole che non le hanno e adeguare quelle ferme da troppi anni. Anche perché, oltre la scuola, tante società le utilizzano pomeriggio e sera per le loro attività. È emerso alla Consulta dello sport, c’è necessità di monitorare i 127 impianti sportivi di questa città: già, così tanti, questo è un comune complicato da gestire, ha un’estensione enorme. Poi, bisogna dare spazio ad altri sport, come baseball e football americano... bisogna accorgersi di tutti. E le società sportive che fanno la stessa attività devono collaborare sulle strutture: non costruiremo nuovi campi da gioco».
C’è carenza di strutture? Alla Consulta qualcuno ha sussurrato piscine...
«Anche per le piscine chiedo alle società di mettersi assieme, perché il Comune deve dare spazi-acqua alle società, ma anche ai cittadini. Abbiamo tantissima gente che va a nuotare a Occhiobello o Copparo: è solo un problema d’impianti? La struttura di via Pastro entrerà nel piano di alienazione del Comune, perché le piscine costano moltissimo e non sempre questo coincide con qualità. La struttura di via Bacchelli ha la particolarità di avere anche la piscina scoperta: qualcuno ha un’idea diversa, innovativa, che possa renderla frequentata in modo diverso, vero, nel contesto del parco urbano? Si può pensare a un project come fatto per quella di via Beethoven? Anche dalla Consulta mi attendo contributi: sia chiaro, poi decido io con la giunta, perché i cittadini ci hanno votato e ci spetta la responsabilità di farlo».
Cos’altro sta facendo l’assessore allo sport?
«Sto lavorando a un evento per il prossimo anno, un dibattito culturale sullo sport in Italia: ci lavoro da mesi, per vedere se ci sono dei soggetti privati interessati e capire, anche attraverso la Consulta, se sia un percorso praticabile».
Spesso, la soluzione dei problemi è il denaro: da quando Carife non ne dispensa più, tutto è diventato più difficile.
«Il mondo sportivo (e non solo) è andato lì a battere cassa da sempre. Tanti, chiuso quel flusso, sono andati in difficoltà: la formazione dei dirigenti dev’essere orientata anche a questo. Non devono venire da me a chiedere di contattare gli sponsor, per altro non lo farò».
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