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CALCIO SERIE C

Spal, salutate la capolista

di Paolo Negri
Spal, salutate la capolista

Teramo ko in casa, Pisa raggiunto dal Pontedera: la squadra di Brevi resta sola al comando

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FERRARA. Da capolista virtuale a battistrada reale. Tutto in 24 ore. La Spal esulta: con la vittoria di sabato a San Marino la squadra di mister Oscar Brevi aveva conquistato il primo posto salendo a quota 13 punti, ma Teramo (a 12) e Pisa (a 11) dovevano giocare ieri. E il turno non ha detto bene ad abruzzesi e toscani, impegnati - in casa - nei derby con L’Aquila e Pontedera. Il Teramo è stato sconfitto (oltretutto era in superiorità numerica), mentre il Pisa si è visto raggiungere in pieno recupero. Morale: Spal da sola al comando. Per davvero.

E’ presto per proiettarsi nel futuro ed alzare cori di giubilo. L’equilibrio regna sovrano, i risultati di ieri l’hanno ribadito e la classifica lo rimarca con perentorietà: 8 squadre racchiuse in 3 punti (Spal 13; Tuttocuoio, Ascoli, Pisa, Teramo, Reggiana e Pontedera 12; Grosseto 10), 11 in 4 se aggiungiamo Forlì, Carrarese e Prato a 9. Un mischione gigantesco, che dopo sette giornate non consente pronostici di sorta (che in ogni caso sarebbero prematuri anche con una graduatoria più fluida).

Detto ciò, non si può che accogliere con soddisfazione l’ascesa della Spal, da secoli non così in alto a questi livelli. Il momento è propizio, la continuità è decisiva, i numeri parlano chiaro e vanno ulteriormente ricordati: 5 risultati utili consecutivi, 4 vittorie ed 1 pareggio, 13 punti conquistati su 15 a disposizione, 8 gol segnati e 1 incassato (su rigore), rete inviolata nelle ultime tre partite di fila. Il popolo giubila, a San Marino ha cantato a perdifiato (intonando anche lo stesso motivo per 30 minuti consecutivi, cronometrati: un record di passione) e adesso si appresta ad invadere il “Paolo Mazza” per il big match di sabato (ore 20.30) proprio contro il Teramo.

Fatte queste annotazioni, un’evidenza con conseguente interrogativo: Spal ultima dopo due giornate, Spal prima dopo sette. Dove sta l’errore? O, meglio, dove sta la verità?

Forse nel mezzo? O è davvero - e sarà - una Spal da primo posto, o comunque da vertice?

Davide Marchini, ex biancazzurro, sabato a San Marino sottolineava come una squadra con la fisicità della Spal è per forza (o molto probabilmente) destinata a figurare tra le prime quattro, in un torneo come questo. Lo stesso Ruben Buriani (le cui considerazioni si possono leggere a parte) ha rimarcato la già citata fisicità dei biancazzurri, aggiungendo però un punto di domanda: sarà aspetto sufficiente per restare là in alto?

Le chiavi di lettura sono tutte valide, fino a prova del contrario. Di certo c’è che la Spal ha saputo invertire la tendenza dopo il pessimo avvio, così com’è lampante che adesso la squadra appare (molto più) solida, compatta, è difficile inquietarla: Lucchese e San Marino le hanno fatto il solletico, anche se un’analisi obiettiva impone di rimarcare come tanti siano gli aspetti ancora perfettibili. Ad esempio contro l’Ascoli e la Lucchese, in due diverse situazioni - sempre in vantaggio, ma con l’uomo in più contro i marchigiani, in dieci al cospetto dei toscani - la Spal si è “tirata” in area, o nella propria metà campo, gli avversari. Ed anche la fluidità del gioco è sicuramente migliorabile. Ma fondamentale era presentare uno spartito diverso rispetto a quello di inizio stagione, ed in tal senso gli accorgimenti introdotti da Brevi hanno sortito un effetto evidenziato dalle cifre e dall’andamento complessivo delle ultime gare. Naturale che adesso le aspettative crescano, se non altro in termini di attesa di conferme. Quello di sabato col Teramo sarà quindi un bellissimo test in tal senso, oltre che una partitissima da record stagionale di affluenza e di significativo impatto sulla classifica: vincere significherebbe, per la Spal, restare da sola al comando; così come potrebbe bastare un mezzo inciampo per trovarsi nel gruppone, sia pure con distanze irrisorie. Brevi dice che è presto per guardare la classifica, ma prima dell’Ascoli affermava anche che era impossibile aspettarsi di più da una squadra che per motivi vari non poteva ancora darlo, quel “di più”.

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