UNO SPORT CHE SA RIMETTERSI IN DISCUSSIONE
Devono esser per forza spicchi di magia, quelli della palla che vola fra tabelloni, canestri e inciampi fuori dal parquet. Sì, perché ogni volta torna a rimbalzare indenne – e per certi versi ancor...
Devono esser per forza spicchi di magia, quelli della palla che vola fra tabelloni, canestri e inciampi fuori dal parquet. Sì, perché ogni volta torna a rimbalzare indenne – e per certi versi ancor più gioiosa – dopo aver visto sparire pezzi di storia e di gloria della pallacanestro tricolore. La forza del basket italiano – che si appresta a celebrare la 93esima edizione del massimo campionato – ha regalato anticorpi impensabili anche a ridosso di tempeste che avrebbero potuto avere effetti devastanti. Basti pensare che una delle due squadre dell’ultima finale scudetto, la Mens Sana Siena, ha rischiato di vincerlo e di portarlo con sé in B, declassata per il dissesto dello sponsor. Senza contare che negli ultimi anni si sono persi per strada, oltre agli otto scudetti toscani, anche i cinque di Treviso e i due della Fortitudo Bologna. Spicchi di gloria e di credibilità perduta che avrebbero potuto render marginale qualsiasi altro sport. Qui no. Ci sono stati certamente errori pesanti ma si è saputo resistere a tentazioni autolesioniste, come quelle che nel calcio hanno portato – tanto per fermarsi all’esempio più clamoroso – a concedere al presidente della Lazio, Claudio Lotito, di rateizzare in 23 anni i debiti plurimilionari con il Fisco accumulati dalle precedenti gestioni. Il basket ha saputo tornare a offrire comunque un prodotto appetibile pur attraversando momenti contraddittori, con l’esplosione di talenti (quattro italiani nella Nba) e una Nazionale che vive di tiepidi ricordi, con l’ultimo titolo europeo del 1999 e l’ultima medaglia nel 2003. Va riconosciuta a questo movimento la capacità di relegare nel museo qualche parruccona impolverata e aprirsi alle tecnologie. L’avvento dell’istant replay (la moviola in campo) ha diminuito radicalmente il tasso di litigiosità e ha giovato allo show. In questo mondo i vertici non hanno paura di raccomandare agli arbitri la regola non scritta del “buon senso”, si sono ridotte le conseguenze dei falli tecnici legati alle prime proteste degli allenatori per appesantirle nei casi più gravi. In sostanza, qui si è stati capaci di rimettersi in discussione. E anche se non si può certo dire che questo sia il mondo fatato da importare ovunque, quelli del calcio non farebbero male a dare ogni tanto una bella occhiata.
Anche qui c’è una squadra apparentemente padrona, come Milano, vincitrice dell’ultimo scudetto dopo il dominio (otto anni) di Siena. Ma il fatto che due città come Reggio Emilia e Sassari si candidino senza timori a cucirsi lo scudetto sul petto, dà a questo gioco un’ulteriore magia. Peraltro Grissin Bon e Banco di Sardegna non sono le sole che possono sognare in grande. Ed è anche questo gioioso senso di incertezza che avvolge e rende ancor più magica la palla con gli spicchi.
@s__tamburini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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