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La Rosset si racconta alla Nuova

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La play-guardia della Pff Group: "Io, italo-argentina a Ferrara con tutta la mia voglia di fare bene"

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FERRARA. Emozionata? Neanche un po’. Anzi. Ieri mattina Macarena Rosset, leader della Pff Group, è venuta a festeggiare in redazione il primo mese ferrarese e biancorosso. 23enne italo-argentina, dopo aver frequentato a Junin la scuola di scienze naturali, “Maqui” a Buenos Aires (dove abita il fratello) si è laureata in scienze motorie. Bisnonno di Porto Recanati, zia a Udine, eccola a Ferrara.

Io e il primo impatto

«A Ferrara mi trovo bene, la città mi piace un sacco e il centro storico anche di più. Con la squadra mi trovo benissimo, ogni tanto si vede che siamo una compagine nuova, anche se già è positivo l’atteggiamento che abbiamo, in allenamento e in partita. Continuando così, possiamo arrivare lontano».

Io e il basket

«A 11 avevo iniziato a giocare a pallavolo, a 16 ho cominciato a giocare a basket: i primi tempi continuavo a giocare a pallavolo dentro il basket, dopo di che ho lavorato molto per migliorare. Mi manca il volley, anche se mi piace di più il basket. Ogni tanto mi chiedo che cosa sarebbe successo se avessi continuato con il volley, del basket mi piacciono i continui cambi, anche adrenalinici, che produce. Anche la mia vita è così: non mi piace stare ferma, ma cambiare. Ecco perché sono a Ferrara, volevo cambiare. Mi piace viaggiare, conoscere e imparare altre culture».

Io e Ferrara

«Il Castello è bellissimo, come del resto alcune chiese. Mi piace la storicità della vostra città. Ho visitato anche Venezia, Napoli, Roma e Udine».

Io e la Pff Group

«A livello personale non mi piace parlare, so cosa posso dare, a volte e a fin di bene mi arrabbio con gli arbitri: voglio vincere sempre, lasciando in campo tutto. Con le mie compagne mi trovo benissimo, insieme stiamo bene e l’atteggiamento è quello giusto, così è più facile arrivare agli obiettivi che ci siamo prefissate. Gli assist? Ho l’anima della playmaker, anche se devo migliorare molto in quel ruolo. Preferisco passare il pallone a una compagna che faccia canestro, piuttosto che il contrario. Vedo bene la squadra e, se difendiamo come sappiamo, in attacco possono uscire le molte opzioni che abbiamo. A Crema si vince con atteggiamento giusto e difesa dura, dopo di che l’attacco verrà da sè».

Io e la famiglia

«I miei abitano a Junin, a 300 chilometri da Buenos Aires, dove vive e studia mio fratello Gonzalo. Ci sentiamo ogni giorno, sono legata moltissimo alla mia famiglia».

Io e la Nazionale

«A 17 anni mi hanno convocata per la prima volta, a 20 e fino all’anno passato non ero nella compagine definitiva, cosa avvenuta in estate: ho giocato il Sudamericano, dovevo correre, difendere, prendere qualche rimbalzo e smazzare assist alle compagne. Avrei voluto giocare di più, ma comunque sono contenta dell’esperienza. Il mio idolo è Manu Ginobili e mi è capitato pure di cantare l’inno argentino prima di una gara: beh, è stata la sensazione più bella della mia vita».

Io fuori dal campo

«La pallacanestro maschile mi piace un sacco, anche perché c’è un’altra intensità. Domenica ho seguito la Mobyt e mi è piaciuta. Ho visto il Pala Hilton Pharma bello pieno, mi piacerebbe che la gente seguisse di più anche noi. Mi ha colpito la tranquillità del modo di giocare di Hasbrouck. Io in campo sono passionale; fuori mi piace uscire, ma anche camminare da sola ascoltando musica. Mi piace cantare».

Lorenzo Montanari

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