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«Grave che lo sport stia uscendo dalla scuola»

«Grave che lo sport stia uscendo dalla scuola»

Magnani junior riflette sulla realtà italiana: senza reclutamento alla base abbiamo gap generazionali

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FERRARA. Poche o insufficienti sono le ore che le suole dedicano all'educazione fisica e allo sport e, per Marcello Magnani, è un grande errore. «Tante volte si dice che siamo un popolo che ha smesso di avere fame e quindi voglia di fare fatica, ma ci credo fino a un certo punto. In piccola parte è vero, ma il fatto che lo sport stia uscendo dalle scuole è grave. Le scuole sono la principale fonte di reclutamento e purtroppo, oggi, ci troviamo nella situazione in cui se individui un talento devi sperare che non cambi mai idea. Mentre se con la scuola facessi un reclutamento così come era all'epoca dei gruppi sportivi, dei giochi della gioventù o campionati studenteschi come è fisiologico che sia, su 100 con delle qualità ce ne sarebbero almeno 10 che poi arriverebbero veramente a fare attività e a vivere di sport».

«Ora alcune discipline dell'atletica possono avere o hanno già interi buchi generazionali. Ed è un gap non da poco. Ma come si legge sui giornali, ultimamente sono molte le scuole che stanno mettendo sempre più da parte l'educazione fisica o motoria. Se non hai un reclutamento alla base avrai un solo atleta che ti arriva in ogni tot anni, ma purtroppo non con regolarità».

Cosa fare per ridurre o eliminare questo gap generazionale? «Ritornerei seriamente a fare sport nelle scuole, dalle corse campestri a quelle in pista così come è già in tanti paesi del mondo. Da questo punto di vista in Italia non c'è cultura: se passa nella testa dei ragazzi il messaggio che nella scuola fare o non fare sport va bene lo stesso, come si può pensare che un bambino o un ragazzo insista con i genitori per praticare attività sportiva fuori dalla scuola?». (fe.ac.)

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