I piloti in pista nel nome di Jules
Il Circus si stringe intorno al collega in fin di vita, sullo sfondo la lotta per il titolo e il toto-Alonso
Parlare di Formula 1 in questo momento è davvero difficile. C’è un dramma in atto, quello di Jules Bianchi che sta lottando tra la vita e la morte in un ospedale giapponese. Quanto successo a Suzuka è ancora vivo nella mente di tutto il Circus: uno schianto incredibile, forse evitabile, sicuramente terrificante. La Formula 1 si è svegliata dopo 20 anni di relativa serenità, con un gruppo di piloti che per la prima volta si sono trovati faccia a faccia con il lato oscuro delle corse. Era dal tragico fine settimana di Imola 1994 (quello che si portò via in un sol colpo Ayrton Senna e Roland Ratzenberger) che non succedeva una cosa simile.
Sconvolti. Basta riguardare le immagini di Suzuka, quelle del paddock a fine gara, per capire la gravità di quanto accaduto. Da Fernando Alonso a Felipe Massa passando per Sebastian Vettel: tutti sconvolti, tutti con le gambe tremanti. Per questa generazione di piloti è un brusco risveglio e un ritorno alla realtà: la Formula 1 non è solo adrenalina, velocità e divertimento. È anche tragedia. Le condizioni di Bianchi restano gravi e dopo anni di passi da gigante sul fronte della sicurezza ora è tornata la paura. È difficile capire dove finiscono le colpe della fatalità e dove iniziano quelle della gestione, ma sicuramente fanno riflettere le dichiarazioni di un personaggio come Bernie Ecclestone: «L’incidente di Bianchi è stato solo una questione di sfortuna». Dirlo, anzi solo pensarlo, è pesante, soprattutto perché non ci sono ancora gli elementi per escludere tutto il resto.
Il Mondiale non si ferma. Nonostante tutto il Circus non si può fermare. Ma i piloti non dimenticano, con la testa e con il cuore sono con lo sfortunato collega. «Tous avec Jules #17» è l’adesivo che campeggia sui caschi di tutti i piloti a Sochi. Pochi mesi fa in questa località russa si sono svolte le Olimpiadi invernali. Il progettista Hermann Tilke ha disegnato il nuovo circuito voluto fortemente da Vladimir Putin proprio all’interno di quello che per settimane è stato il parco olimpico. Una pista tutta da scoprire, che potrebbe stravolgere i piani dei team che in questo momento si stanno giocando il futuro.
Via la paura. Per esorcizzare la paura non c’è altro rimedio che affrontarla di petto. Lo sa bene Lewis Hamilton, a segno anche nel diluvio giapponese e ora a più 10 punti sul compagno di squadra Nico Rosberg. Può essere il Gp della fuga quello in terra russa per l’inglese, ma la variante Abu Dhabi (punti raddoppiati nell’ultima gara dell’anno) mette tutti in sul chi vive.
E il mercato impazza. A margine della pista continua il vortice di voci sul futuro della Ferrari. Assodato l’addio di Fernando Alonso e vicinissimo l’accordo con Sebastian Vettel, c’è da capire quale strada prenderà il pilota spagnolo. La McLaren (motorizzata Honda dal 2015) lo vuole a tutti i costi, ma difficilmente sarà competitiva subito. Pensare ad un anno sabbatico per Alonso è difficile, ma non impossibile. E poi c’è sempre la possibile novità della terza vettura assegnata ad ogni team. La Ferrari era pronta ad affidarla proprio a Bianchi. La speranza di tutti è che il sogno del francese non sia finito alla curva Dunlop di Suzuka.
@gabbiandrea
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