L’inchiesta affidata al possibile colpevole
L’ultima contraddizione mentre i piloti chiedono più sicurezza
DALLA PRIMA DELL’INSERTO
Il dramma del francese, a cui un mezzo di soccorso ha stroncato improvvisamente la carriera, è un po’ diventato il simbolo della maggiore sicurezza di cui ha bisogno la Formula 1, che a vent’anni dalla morte di Ayrton Senna deve prendersi un altro momento di seria e approfondita riflessione. E il modo giusto per cominciarla non può essere certo l’inchiesta aperta dalla Fia, con la richiesta al contestatissimo Charlie Whiting, l’uomo nel mirino dopo i fatti di Suzuka, di stendere un rapporto completo sulle circostanze del terribile incidente.
E non si può, nel contempo, iniziare a pensare a un futuro più sicuro partendo dal padrone del business, Bernie Ecclestone, secondo il quale il botto di Bianchi non è imputabile ad alcuna responsabilità umana e ad alcuna colpa del meteo. «L’incidente – ha chiaramente detto il patron del Circus – è stata semplicemente una questione di sfortuna».
Non la pensa affatto così – anche se con sfumature diverse – la stragrande maggioranza dei piloti. Non solo di Formula 1. Anche Valentino Rossi, dal fronte MotoGp, si è espresso: «Dovevano bloccare la gara con la safety-car prima di far entrare un mezzo per il recupero del mezzo. Jules è stato sfortunato, ma penso che abbiano fatto un errore perché è troppo pericoloso avere una gru ai margini del tracciato. Ritengo che l’incidente sia avvenuto proprio per questo».
È proprio dai piloti, e con loro, che occorrerebbe inaugurare la stagione delle riflessioni e dei cambiamenti. Tra le idee e le proposte torna a circolare insistentemente l’ipotesi del cupolino, cioè dell’abitacolo chiuso, già testato più volte dalla Fia e utilissimo soprattutto per evitare l’impatto di oggetti “volanti” contro il casco. Pensiamo ad esempio a Felipe Massa: se ci fosse stato un cupolino, quasi sicuramente in Ungheria non si sarebbe fatto nulla o quasi quando è stato colpito da una molla vagante. Totalmente diversa è la vicenda Bianchi: un cupolino, in questo caso, sarebbe servito a poco, non avrebbe certamente avuto la possibilità di resistere a un impatto di quelle proporzioni.
Comunque, un esperimento in questo senso si può sempre fare. Ne è convinto lo stesso Fernando Alonso: «Sono tendenzialmente d’accordo quantomeno a testare meglio l’idea. Siamo nel 2014, abbiamo la tecnologia sufficiente, abbiamo gli aerei e altri esempi in cui viene utilizzato con successo e quindi perché non pensarci? Gli incidenti peggiori degli ultimi anni sono stati alla testa, e qui forse non abbiamo raggiunto il massimo della sicurezza. Anche io a Spa (nel 2012, quando la monoposto di Grosjean gli è passata a pochi centimetri dalla testa) avrei potuto morire, se c’è la tecnologia, questa possibilità non è da escludere».
Meno deciso il campione del mondo in carica Sebastian Vettel: «Ho un’opinione contrastante per essere onesto. Se guardiamo le monoposto di Formula 1, una delle cose molto speciali è proprio l’abitacolo aperto, ma d’altro canto ci sono altri motivi per prendere in considerazione l’abitacolo chiuso. Con quello che è accaduto è giusto pensarci».
Felipe Massa, che a caldo aveva detto che la gara doveva essere interrotta molto prima, non vuol distogliere l’attenzione dalle critiche che, secondo lui, merita la direzione gara. «Non ci dobbiamo dimenticare – dice il brasiliano – che c’era un trattore in pista e in questo caso non possiamo farci proprio nulla. Credo che in questi anni si sia lavorato e si stia lavorando molto bene per rendere le auto più sicure».
Cristiano Marcacci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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