Conte si tiene i punti e l’entusiasmo
Dopo il risicato successo dell’Italia su Malta il ct è laconico: «Non c’erano talenti in Brasile, non ci sono nemmeno ora»
Più che l’1-0 striminzito contro Malta a preoccupare ct e tifosi è lo 6-0 tennistico con cui l’altra sera la Croazia si è pappata l’Azerbaigian che a Palermo ci ha pure messo paura dopo lo sciagurato autogol di Chiellini. E proprio il Giorgio di Livorno a novembre contro Luca Modric e soci non ci sarà per via di una squalifica, aggiungendo pensieri a pensieri al ct Antonio Conte. Che dovrà fare i conti con una difesa da reinventare e un attacco asfittico e in cerca d’autore.
L’unico a cuor contento sembra solo il presidente della Figc Carlo Tavecchio che ieri a Reggio Emilia (in tribuna a guardare l’Under 21 di Di Biagio contro la Slovacchia) ha esternato il suo pensiero. «Contano i risultati» ha recitato a favore di telecamera, «quattro partite di fila vinte con la prima nazionale non mi sembra poco. Oggi (ieri, ndr) si è messa molto bene, la squadra gioca bene e abbiamo questa opportunità di agguantare un importante risultato per le finali e soprattutto per le Olimpiadi».
Eppoi, dopo il ritorno di Rugani dal ritiro della nazionale maggiore per sostituire Romagnoli, Tavecchio ha sottolineato come gli azzurrini di Di Biagio siano sempre più sinergici con l’Italia di Conte: «Rientra nella normale sinergia di un’equipe nazionale e di un concetto di interscambi» ha concluso il numero uno di via Allegri «perché a 21 anni molti sono già formati su alcuni aspetti e sono idonei anche per la nazionale maggiore».
Concetti un po’ diversi, invece li ha espressi proprio il commissario tecnico che non può (anche per il ruolo che ha) non vedere le magagne di una Nazionale che raccoglie attorno a sé (fortunatamente: Malta-Italia è stata vista da più di 8 milioni di persone) un entusiasmo sproporzionato rispetto a gioco e risultati. «Non scopro l’acqua calda» ha esordito Conte «se dico che non avevamo grandi talenti in Brasile e continuiamo a non averne oggi: i giocatori sono sempre quelli, più o meno. Ci sono azzurri che vanno in campo da titolari in Nazionale e non giocano nei loro club. So che c’è tanto da lavorare. Ma non dimentichiamoci che abbiamo conquistato quattro vittorie su quattro, un’impronta di gioco in un mese e mezzo, zero parate di Buffon e una rete autoprovocata, riaccendendo la fiammella dell’entusiasmo attorno alla Nazionale: perché vogliamo rovinarla guardando solo al bicchiere mezzo vuoto e tralasciando quello pieno?».
Resta il fatto che l’attacco azzurro è composto da giocatori che giocano all’estero (e se ci fosse Balotelli sarebbe lo stesso), e che più di qualcuno ha storto il naso per l’utilizzo di un modulo (3-5-2) efficace quando si incontrano squadre attrezzare, ma che perde forza di fronte a formazioni catenacciare e votate al primo non prenderle, anche per un’evidente differenza di caratura tecnica con gli azzurri. Cambiare modulo? Provare altri giocatori? C’è meno di un mese davanti per preparare la gara con la Croazia e capire veramente di che pasta è fatta l’Italia di Conte.
Un work in progress o lo specchio di un calcio in crisi da ormai parecchi anni a questa parte, che finge di non esserlo per interessi di pochi? Consoliamoci con le parole del Trap, il “nonno” di questa nazionale. «Il nostro calcio è diventato molto difficile è non sarei negativo sulla prestazione disputata dall’Italia», ha detto l’ex ct azzurro. «La nostra è una delle Nazionali più grandi al mondo da tempo – ha proseguito il 75enne ex selezionatore anche dell’Irlanda –. Conte è un ottimo allenatore, ha esperienza, ma ci sono nazioni che obiettivamente sono superiori rispetto all’Italia. Per vincere il Mondiale è necessario avere calciatori al top della condizione e tanta fortuna. Il compito dell’allenatore è adattare la propria idea di calcio in base ai giocatori a disposizione». Si consiglia a Conte la bottiglietta di acqua santa...
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