Spal facile preda dell’Aquila
Calcio serie C. Orribile prova dei biancazzurri spazzati via dall’ottima squadra abruzzese
FERRARA. Nel giorno dei Santi, la festa è quella di Sandomenico. Che non ha il nome segnato in rosso sul calendario, ma è il magnifico folletto rosso(blu) che trascina una grande L'Aquila alla vittoria sulla Spal.
A dire il vero, quello dei biancazzurri è stato un massacro: 0-3 dopo 36 minuti. Roba da far temere una replica (nel nostro piccolo, of course) di Roma-Bayern o del Mineiraço (al secolo Brasile-Germania) del recente mondiale brasiliano.
Ieri al “Paolo Mazza” sembrava di essere tornati alla prima di campionato contro il Pontedera: 0-3 quel giorno, 0-3 ieri. Non un caso che ad asfaltare la Spal finora siano state le due squadre più tecniche, più rapide, più veloci. Più qualitative. I biancazzurri sono ricaduti nei vecchi peccati quando si pensava-sperava che potessero compiere il definitivo salto, dopo la miglior prova stagionale (quella di Grosseto) ed un secondo posto in odore di primato (stante la sconfitta della Reggiana venerdì a Gubbio). Ma giocare in casa non è come giocare fuori, dove si può "ripartire" (eppure in Maremma c'erano anche state interessanti sequenze manovrate, attacchi insistiti). Servono anche doti che la Spal evidentemente non ha nel proprio dna e che riemergono. Magari quando meno ce lo si aspetta. D'altra parte è un campionato così, con alti e bassi da parte di tutte le squadre, il che la dice lunga.
Biancazzurri in campo col rientrante Giani al posto dello squalificato Silvestri, e Finotto confermato in attacco (Germinale, di rientro dalla squalifica, ha iniziato in panchina), mentre Filippini (a sua volta a disposizione dopo il turno di sospensione) è stato preferito a Gentile. L’Aquila con un teorico 3-4-3 che di fatto era un 4-3-3 (già che il modulo si valuta in base alla disposizione in fase difensiva). La Spal ha perso. E ha perso un'occasione. Ha deluso le aspettative (oltre 4.000 spettatori, alle 16 di un sabato festivo). Ha pagato i propri limiti: strutturali, individuali, di gioco. Dopo un avvio equilibrato, è bastato il primo guizzo ospite affinchè L'Aquila passasse: al 19', Sandomenico e Pedrelli - a sinistra - si sono fatti beffe degli spallini e sul cross del terzino il "taglio" di Pacilli ha colpevolmente sorpreso Legittimo che si è fatto anticipare dal rossoblù per il colpo di testa vincente. La partita, di fatto, è finita lì. Perché la Spal non ha avuto reazione e ha balbettato calcio. Un hurrà football fatto di lanci lunghi, con una squadra lenta, prevedibile, sfilacciata, incapace di arginare a centrocampo le trame ospiti, fatte di un gioco avvolgente, rasoterra, tecnico, di possesso e poi verticalizzazioni che trovavano spazi a volontà nella larghissime e immobili maglie locali. La Spal, inoltre, ha sempre tenuto la linea difensiva troppo arretrata, in area, dando così ulteriore campo all'Aquila. Che al 24' ha raddoppiato al termine di un'azione da manuale perfezionata dal tocco di Pacilli a smarcare Sandomenico che davanti a Menegatti ha infilato il portiere spallino. Biancazzurri in confusione, abruzzesi padroni. Menegatti al 34' è stato prodigioso nell'evitare l'autogol di Aldrovandi (deviazione su cross di Sandomenico dopo sublime controllo dell'ala ospite su imbeccata di Pacilli). Ma al 36' è arrivato il tris dopo iniziativa di Sandomenico il cui tiro mezzo sbagliato è diventato il più comodo degli assist per l'indisturbato Perna. In chiusura di frazione ancora due miracoli di Menegatti prima su Sandomenico e poi, sul corner conseguente, su inzuccata di Maccarrone: tre gol al passivo epperò migliore in campo, il portiere. La dice lunga.
Nella ripresa la Spal è rientrata con Gentile e Germinale per Capece e Finotto, passando al 4-3-3. Come non detto. Taccuino vergine: squadra piatta, nessuna reazione, nessun tiro, niente agonismo, men che meno una parvenza di gioco. Il nulla, al cospetto di un avversario che si è anche permesso il lusso di togliere in largo anticipo i suoi uomini migliori (Sandomenico al 16’, Pacilli al 25’). Ed è grave, perdere per perdere lo si poteva fare in maniera diversa, indorando la pillola, contenendo il passivo. Macchè. Amara disillusione per il popolo spallino: una Curva fantastica (capace di cantare anche dieci minuti dopo il fischio finale) non meritava uno scenario del genere.
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