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L’esempio dei campioni per i liceali dello sport

L’esempio dei campioni per i liceali dello sport

L’indirizzo dello scientifico non è più sperimentale: l’inaugurazione

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FERRARA. Parata di campioni ieri mattina al teatro Boldini per la cerimonia inaugurale dell’indirizzo sportivo del liceo scientifico “Roiti”, da quest’anno non più sperimentale. Anzi, Ferrara diventa punto di riferimento regionale, grazie al lavoro svolto in questi anni dalla professoressa Raffaella Zanella, coordinatrice del corso, assieme ai suoi collaboratori. Marcello Benvenuti, Manuela Levorato, Daniele Scarpa e Sandra Truccolo hanno tenuto a battesimo l’evento.

Il primo, atleta nostrano, vanta il primato italiano nel salto in alto, quel 2,33 m. outdoor che resiste da 25 anni, oltre a quel 55 cm di differenziale (tra altezza saltata e statura fisica) che lo pone quinto al mondo: «Mi ricordo bene quel record, era il 12 settembre del 1989 a Verona - ricorda Benvenuti -, gareggiammo dopo mezzanotte in condizioni climatiche proibitive. Grande orgoglio per quell’impresa, ma per arrivarci ho superato davvero tanti alti e bassi, alcuni mi hanno portato talmente in fondo che quasi non riuscivo più a rialzarmi. Soffrivo di pubalgia e allenarsi era diventato durissimo. Nella vita e nello sport servono abnegazione e sacrificio, ma soprattutto il coraggio di andare sempre avanti».

La seconda è primatista italiana di velocità, nei 100 e 200 metri, bronzo agli europei e vincitrice degli europei under 23: «Siete molto fortunati - dice Manuela Levorato rivolgendosi agli studenti -, ho iniziato a fare atletica solo a 17 anni, ma quando sono arrivati i primi risultati gli insegnanti mi hanno osteggiato, perché volevano studiassi di più. La passione per l’atletica è nata per caso, avevo il record del giro della scuola e sapevo di avere una dote, ma non pensavo fosse possibile diventasse un lavoro. Un po’ il destino mi ha aiutata, una mia compagna di scuola mi ha portata in pista e convinta a impegnarmi per migliorare sempre. Ne è valsa la pena».

Il terzo è un campione che ha bisogno di poche presentazioni, assieme ad Antonio Rossi ha vinto l’oro olimpico nel 1996, il primo in assoluto nel k2 1000 m. per l’Italia, e ha partecipato a ben 4 Olimpiadi: «Era il primo oro nella specialità - spiega Daniele Scarpa -, mentre nel kayak aveva già vinto Ferrazzi nel 1992. Sono campione di canoa per caso, ho iniziato grazie al mio insegnante di educazione fisica, prima giocavo a basket, che pratico appena posso nel tempo libero. Nella canoa sono stato autodidatta, mi piacque subito perché i miei fratelli maggiori facevano già canottaggio. Da ragazzino, facevo pallacanestro durante l’inverno e in estate andavo in acqua. Mi misi presto in luce e qualcuno vide il mio talento. Feci cose da pazzi, andavo a scuola in canoa nella laguna veneziana: voi non fatelo perché rischiavo la vita, ero un incosciente, potevo capottarmi e scomparire tra i flutti. Dovevo vincere l’Olimpiade nel 1992, ma arrivai settimo; mi rifeci quattro anni dopo, quando riuscii a esprimere il mio talento. Posso dire con certezza che lo sport è fisica e matematica; è una formula algoritmica applicata al corpo, ogni gesto è vincolato a una regola matematica. Se me li avessero insegnati così, forse i numeri mi sarebbero piaciuti di più anche a scuola».

La quarta ha vinto due paralimpiadi e un argento nel ’96 ad Atlanta: «L’handicap non mi ha impedito di farmi una vita - dice Sandra Truccolo -, la forza l’ho trovata in me stessa, dopo un incidente d’auto avuto a 24 anni. Ho avuto la disavventura di fare questo incidente, ma, dopo qualche anno passato non molto facilmente, ho capito che per riuscire a superare questo grave handicap dovevo continuare a vivere. Ho iniziato con il tiro con l’arco (di cui è stata anche campionessa mondiale, ndr), perché era l’unico sport in cui potevo confrontarmi con i normodotati e sentirmi uguale a loro, nonostante la sedia a rotelle. Cominciai per caso vicino a casa, fu una scelta incredibilmente felice, che mi diede soddisfazioni e gioia in questa carriera».

Sandra Truccolo e Daniele Scarpa campioni dello sport e nella vita, una coppia che sette anni fa si è unita in matrimonio: «Non sapevo nemmeno chi fosse - dice Daniele Scarpa parlando del loro rapporto -, eravamo assieme alle Olimpiadi del ’96, ma purtroppo i comitati paralimpico e olimpico si dividono in due e ci s’incrocia raramente tra atleti. Successivamente ci incontravamo spesso a diverse manifestazioni in cui dovevamo essere testimonial e da lì ci siamo frequentati. Io chiedevo sempre più spesso di lei che, come ho scoperto dopo, aveva già messo le mani avanti. Ragazzi, ricordatevelo: sono sempre le donne a scegliere il loro compagno! A parte gli scherzi, Sandra è stata un punto di riferimento nella mia vita. Ho avuto un momento difficile quando sono stato radiato dal Coni, primo e unico atleta nella storia delle Olimpiadi. Fu quando sollevai il coperchio sulla questione doping: non l’avessi mai fatto, andare contro il sistema attirò su di me tutta la pressione. Senza di lei e il suo esempio non sarei mai riuscito ad andare avanti».

Corrado Magnoni

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